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Urla, minacce e ricatti per farsi obbedire non fanno bene al genitore e neanche al figlio


Fare il genitore è sicuramente un mestiere difficile ed educare un figlio è sempre un compito arduo e di responsabilità che pone spesso le mamme e i papà di fronte a fatiche, dubbi e incertezze.

Per quanto si cerchi di seguire certe linee educative, nei momenti di stanchezza e stress può essere difficile fare la scelta giusta: i genitori rischiano di farsi trasportare dall’emotività del momento, cadendo nel circuito degli scontri, delle urla e delle punizioni, mettendo in atto azioni che molte volte non sono efficaci e né educative, anzi possono risultare addirittura dannose per i figli.

L’importante per un genitore non è “non sbagliare mai”, ma essere consapevole di certe dinamiche e delle loro conseguenze, riconoscere i propri errori e riuscire a riparare con i figli.

Quali comportamenti bisognerebbe evitare?

1-URLARE

Molte volte può capitare di perdere la pazienza e iniziare ad urlare con i figli per farsi ascoltare e obbedire, ma è sbagliato pensare di riuscire a farsi rispettare in questo modo. Urlare davanti ai figli mostra loro che non si ha più il controllo della situazione, che non si riesce a gestire la propria rabbia, perdendo così il ruolo genitoriale e l’autorevolezza.

Perché si urla? Sicuramente è un modo impulsivo per scaricare la rabbia e la frustrazione di non riuscire in quel momento a gestire il comportamento del figlio. Se avviene spesso, però, si sta insegnando ai figli una modalità di interazione basata sulle urla e sul conflitto, piuttosto che aiutarli a sviluppare competenze relazionali sane e di risoluzione dei problemi.

Diverso infatti è quando il genitore esprime un concetto alzando un po’ la voce, per dare un confine ad un figlio, ma lo fa in maniera assertiva, senza incutere terrore o perdere il controllo, facendogli capire la situazione. Si riesce, infatti, ad essere più efficaci e credibili con la calma, la fermezza e la determinazione!

2-USARE DIVIETI, MINACCE E RICATTI

“Non si fa perché lo dico io”, “Basta, oggi non ti porto al parco!”, “Se non finisci i compiti, non puoi usare lo smartphone” o addirittura arrivare a punizioni fisiche sono tutti modi di fare, spesso usati in modo sbrigativo, che però non portano ad estinguere una condotta sbagliata del figlio, anzi, trasmettono un messaggio negativo. L’utilizzo di certe modalità violente rappresenta più uno scarico della frustrazione del genitore, ma genera nei figli insicurezza e instabilità da un punto di vista psicologico.

Se le regole non sono comprese e contestualizzate dal genitore, non si trasmetterà alcun insegnamento, neanche quando i figli asseconderanno il genitore. Magari lo fanno per non ricevere ritorsioni o per paura, ma non significa che hanno capito e che la prossima volta si comporteranno diversamente.

Non è una lotta di potere, né un braccio di ferro per dimostrare chi è più forte. Il dialogo è fondamentale, bisogna sempre spiegare le proprie ragioni e parlarne con calma, ascoltando anche il punto di vista del figlio, facendogli capire le motivazioni di un no, di una richiesta o di una regola.

3-ATTACCARE O UMILIARE

Quando siete arrabbiati, non capite e non approvate certi modi di fare di vostro figlio, fate attenzione a non dirgli frasi come “sei sempre il solito”, “sei un disastro”, “sei stupido”, analizzate piuttosto i suoi comportamenti. Spesso si tende a sottovalutare questa modalità e a non pensare alle ripercussioni, ma attaccare personalmente un figlio o umiliarlo davanti ad altre persone va ad intaccare profondamente la sua autostima, con effetti negativi sulla percezione che ha di sé.

Piuttosto che criticare la sua persona, concentratevi sulla condotta, altrimenti si sentirà rifiutato e inadeguato, si metterà sulla difensiva o agirà comportamenti oppositivi e provocatori. Urla, minacce, ricatti, “no” immotivati e punizioni fine a se stesse sono modalità inefficaci che provocano nei figli una sensazione di profonda ingiustizia e frustrazione interna.


Nello stesso tempo, non bisogna neanche essere LASSISTI e PERMISSIVI: se si cede sempre, si dice sempre sì perché in effetti è più semplice e veloce, si sta rinunciando alle regole, fondamentali nella crescita di un figlio. I limiti e i paletti definiscono i suoi confini psichici, lo aiutano a contenere i propri comportamenti e a muoversi con maggiore sicurezza nel mondo.


I figli devono essere accompagnati in un percorso di crescita, senza autorità e repressione: fategli capire dove sbagliano, spiegate i motivi di un eventuale rimprovero, così che possano comprendere le regole, assimilarle e quindi rispettarle.

Può capitare di perdere la pazienza e mettere in atto questi comportamenti disfunzionali, ma la cosa importante è riconoscere l’errore, non abbiate paura a chiedere scusa ad un figlio, c’è sempre tempo per riparare!

Redazione AdoleScienza.it