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WhatsApp, la spunta blu e la privacy online: riflessioni e implicazioni per gli educatori


Arrivata in Italia solo da pochi giorni, ha già suscitato numerosi interrogativi, polemiche e proteste. Si tratta della nuova funzione di WhatsApp: la doppia spunta blu, in cui la nuova colorazione indica la conferma di lettura del messaggio da parte del destinatario. Non c’è possibilità di scelta, il servizio si attiva automaticamente non appena aggiornata la App e non può essere disattivato. Inoltre, passando il dito sulla riga di testo spedita, si potrà usufruire della nuova funzione “info” per conoscere ora e minuto in cui il messaggio è stato visualizzato e qui teoricamente letto.

Aggiornata la funzione, è già stato trovato il modo per aggirarla tant’è che in rete circolano informazioni e trucchi che suggeriscono come evitare che la doppia spunta si colori di blu. Il web, tuttavia, insorge lamentando una totale invasione della privacy.

Questa nuova funzione è solo uno fra i tanti esempi della (im)possibilità di scegliere quali informazioni comunicare e in che modalità. Abituati a condividere quotidianamente informazioni anche strettamente personali sui social network e consapevoli del fatto che tutti possano accedervi, viene spontaneo chiedersi quale valore venga attribuito alla privacy e perché fa così tanto scalpore questo nuovo aggiornamento visto che i profili social sono la vetrina online della vita di chi aggiorna costantemente questo spettacolo costituito da vita privata e intimità.

La domanda che sorge spontanea è relativa a come potranno considerarla gli adolescenti che più di tutti utilizzano i social network per comunicare e condividere la propria vita quotidiana?

A dispetto di quanto si possa supporre, considerando il tempo che trascorrono online, gli adolescenti si mostrano sensibili rispetto alla propria privacy e cercano di proteggerla utilizzando diverse strategie. Nonostante i ragazzi siano costantemente connessi, la loro disponibilità e volontà di condivisione non indica necessariamente una mancanza di attenzione rispetto alla propria privacy. Sono, infatti, consapevoli che quanto condiviso online può influenzare vari aspetti dalle loro vite: la reputazione, la sicurezza, le amicizie, le scelte quotidiane anche se talvolta non comprendo a pieno le conseguenze di determinate condivisioni.

Sembra esserci, tuttavia, una sorta di disgiunzione tra tale consapevolezza e preoccupazione e la volontà e frequenza con cui le informazioni personali vengono pubblicate e condivise sui social network. Probabilmente, la percezione di controllo sulle opzioni relative alla riservatezza dei dati e la pressione sociale del gruppo dei pari circa l’importanza di utilizzare internet per comunicare informazioni su di sé, potrebbero spiegare tale incongruenza.

Due sembrano essere le strategie prevalentemente utilizzate per proteggere la propria privacy: evitare l’utilizzo di alcuni siti in particolare oppure fornire false informazioni di profilo, utilizzare specifiche impostazioni o chiedere informazioni e consigli agli adulti di riferimento.

 Quale ruolo, dunque, per genitori ed insegnanti?

Sempre più spesso si afferma la necessità di interventi educativi che possano sostenere e guidare gli adolescenti nelle loro abitudini quotidiane, anche quelle online. Una delle aree proposte comprende le caratteristiche delle reti sociali e gli elementi che, nel distinguerle dai contesti offline, limitano la possibilità degli individui di esercitare un pieno ed effettivo controllo sulle informazioni che vengono condivise. Una maggiore comprensione di quanto sia facile riprodurre, diffondere e ricercare informazioni online, come pure della difficoltà concreta di eliminare le informazioni una volta che sono state pubblicate, può influenzare la fiducia dei ragazzi circa la possibilità di mantenere un controllo su quanto viene condiviso.

Altre opportunità di intervento comprendono le informazioni che gli adulti possono fornire circa l’uso delle impostazioni di privacy e le implicazioni etiche di alcuni comportamenti a tutela di questa, come ad esempio la falsificazione delle informazioni personali online e la condivisione di foto o informazioni senza che il proprietario ne sia a conoscenza.

Redazione AdoleScienza.it

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