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Adottare un bambino: alcune indicazioni utili


Chi si avvicina alla scelta dell’adozione può sentirsi spesso spaesato di fronte alla “macchina burocratica” che anche in questi casi si è costretti ad affrontare. Questo breve articolo, con risposta alle domande più frequenti, quindi vuole essere un mezzo con cui fugare qualche dubbio e dare alcune indicazioni per potersi muovere con più tranquillità nella procedura di adozione.

Chi può presentare la dichiarazione di disponibilità all’adozione?

La normativa di riferimento è la legge 184 del 1983 così come modificata dalla legge 149 del 2001 che all’art. 6 dispone che la domanda può essere presentata da una coppia sposata da almeno tre anni, non separata, nemmeno di fatto, al Tribunale dei Minori, in genere, competente per la città di residenza di entrambi i coniugi, ma anche ai coniugi che, sia pure in difetto di tale requisito temporale, abbiano convissuto in modo

stabile e continuativo prima del matrimonio per almeno tre anni nel caso in cui il tribunale per i minorenni accerti la continuità e la stabilità della convivenza, avuto riguardo a tutte le circostanze del caso concreto (art. 6, comma 4). L’art. 44 consente in taluni specialissimi casi, quale ad esempio il caso di parentela con il minore da adottare che sia rimasto orfano di padre e madre, che il minore possa essere adottato anche da persone non coniugate. Non è necessario però che la domanda sia presentata al Tribunale dei Minori di zona, perché la legge prevede la possibilità di presentarla anche presso altri Tribunali (art. 22). È però necessario che la coppia abbia la residenza nel medesimo indirizzo, e ciò ovviamente per dimostrare la convivenza della coppia. Nel caso di cittadini italiani residenti all’estero, il tribunale competente al quale rivolgere la domanda è quello dell’ultimo domicilio dei coniugi e, in mancanza, il Tribunale per i minorenni di Roma. L’età degli adottanti deve superare di almeno diciotto e di non più di quarantacinque anni l’età dell’adottando; è consentita però l’adozione oltre detti limiti quando solo uno dei due coniugi supera il limite massimo dei 45 anni. 7. Ai medesimi coniugi sono consentite più adozioni anche con atti successivi e costituisce criterio preferenziale ai fini dell’adozione l’avere già adottato un fratello dell’adottando o il fare richiesta di adottare più fratelli.

Quali sono i minori che possono essere adottati?

L’art. 8 stabilisce che possono essere adottati i minori che il Tribunale del luogo di residenza accerti si trovino in stato di abbandono perché privi di assistenza morale e materiale da parte dei genitori o dei parenti tenuti a provvedervi, purché la mancanza di assistenza non sia dovuta a causa di forza maggiore di carattere transitorio.

Quali documenti devono essere presentati?

La dichiarazione di disponibilità si presenta in carta semplice ma devono essere allegati i seguenti documenti: certificato di nascita dei richiedenti; certificato di stato di famiglia; la dichiarazione di assenso all’adozione da parte dei genitori dei richiedenti, resa nella forma della dichiarazione sostitutiva di atto notorio, oppure, in caso di decesso certificato di morte dei genitori dei richiedenti; certificato rilasciato dal medico curante; certificati di servizio del proprio datore di lavoro con allegata l’ultima dichiarazione dei redditi; certificato del Casellario giudiziale dei richiedenti; atto notorio oppure dichiarazione sostitutiva con l’attestazione che tra i coniugi adottanti non sussiste separazione personale neppure di fatto. Alcuni tribunali possono richiedere un certificato attestante la partecipazione al Gruppi Integrati di Lavoro per le Adozioni formati da Assistenti Sociali e Psicologi dei Comuni e delle A.S.L. (G.I.L.). (detto elenco è estrapolato dal sito del Tribunale dei minori di Roma). Anche se molti dei documenti sono gli stessi in tutti i Tribunali, è bene comunque sempre chiedere prima allo sportello della cancelleria del Tribunale scelto quali documenti devono essere allegati alla domanda, perché vi potrebbero essere delle variazione da Tribunale a Tribunale. Preparata detta documentazione si deposita il tutto unitamente alla domanda di adozione, in duplice copia, presso la cancelleria del Tribunale dei Minori prescelto. La dichiarazione di disponibilità per l’adozione nazionale vale tre anni dalla sua presentazione in Tribunale, e nel caso in cui nell’arco dei tre anni non dovesse avvenire alcun abbinamento con minori, la domanda può essere rinnovata. La scadenza della domanda non viene comunicata dal Tribunale ed è interesse della coppia, se vuole, rinnovarla depositando una nuova dichiarazione con l’indicazione che si tratta di un rinnovo. Anche in questo caso è bene informarsi prima presso lo sportello della cancelleria del Tribunale prescelto su quali documenti è necessario allegare alla domanda di rinnovo.

Che succede una volta presentata la documentazione?

Presentata la domanda viene assegnato un numero di ruolo, si tratta di un numero di riferimento che dovrà essere conservato per poi poter richiedere nel futuro informazioni alla cancelleria sullo stato della pratica. A questo punto il Tribunale incarica i servizi sociali di zona di svolgere gli accertamenti necessari per valutare l’ambiente familiare in cui il minore dovrebbe essere inserito, le motivazioni delle coppie ed anche l’aspetto economico della famiglia (art. 22). In detta fase è bene sapere che gli assistenti sociali hanno anche il compito di presentare alla futura coppia di genitori adottandi le criticità che la scelta può comportare, anche al fine di aiutare la coppia stessa a fare una scelta ponderata, non solo relativamente all’adozione, ma anche per la scelta del numero di bambini che si è disponibili ad accogliere, la loro età, le eventuali problematiche di salute e così via. Alla fine dei colloqui gli assistenti sociali redigono una relazione, che viene inviata direttamente in Tribunale. L’ordinamento dà ampia libertà organizzativa ai singoli tribunali, pertanto potranno essere svolti colloqui con il giudice minorile togato od onorario o con equipe di specialisti per un incontro diretto e anche per consentire alla coppia di reiterare e confermare la propria disponibilità. A seguito dell’incontro il Tribunale può ritenere la coppia idonea all’adozione, oppure può richiedere ulteriori approfondimenti ai servizi sociali.

Come si svolge l’affido preadottivo e come si arriva alla sentenza di adozione?

Ritenuta la coppia idonea all’adozione, il Tribunale può, tra tutte le coppie che hanno presentato la dichiarazione, scegliere quella che ritiene più idonea alle esigenze del minore e con ordinanza ne dispone l’affido preadottivo (art. 22) per la durata di un anno, che può essere prorogato di un altro anno. L’incontro tra la coppia ed il minore avviene in genere presso la struttura che accoglie il minore in modo graduale con l’ausilio degli assistenti sociali o dei responsabili delle case famiglia o dei diversi istituti di accoglienza. Nel corso del periodo dell’affido preadottivo il tribunale vigila sul buon andamento dell’affido stesso per mezzo dei servizi sociali di zona (art.22). Trascorso il termine dell’affido preadottivo, gli assistenti sociali che hanno seguito la coppia devono redigere la relazione finale ed inviarla al Tribunale, il quale sentiti i coniugi, il tutore ed il Pubblico ministero dispone l’adozione con sentenza emessa in camera di consiglio, che verrà annotata dall’ufficiale di stato civile. Non è facile dare un’indicazione precisa dei tempi necessari per la conclusione dell’iter, perché questi possono cambiare da Tribunale a Tribunale vista la complessità della procedura e le numerose figure professionali coinvolte. La sentenza conclude questa fase. L’art. 27 disciplina gli effetti della sentenza di adozione: 1) il minore acquista lo stato di figlio legittimo della coppia e ne assume il cognome; 2) cessano tutti i rapporti con la famiglia di origine, fatti salvi i divieti matrimoniali.

Un’ultima indicazione

Il termine utilizzato dalla legge per indicare il modulo che la coppia deve presentare in tribunale per dare inizio alla procedura di adozione, dichiarazione di disponibilità, indica chiaramente che adottare non è un diritto della coppia ma una dichiarazione di disponibilità ad accogliere un bambino o un ragazzo abbandonato. L’attenzione, quindi, non è sulla coppia, ma è unicamente sul minore abbandonato, tanto è vero che la procedura si svolge avanti al Tribunale dei Minori. È bene quindi non dimenticare la finalità con cui il Tribunale agisce nel corso di tutta la procedura, ovvero scegliere la famiglia migliore per ogni minore, considerando le sole esigenze di quest’ultimo.

 

Avvocato Fabio Massimo Ventura