rabbia morso

Bambini che mordono: come comportarsi?


Il morso, è un comportamento che allarma particolarmente sia i genitori che le educatrici, che non sanno come intervenire efficacemente: viene letto come un gesto molto violento, doloroso e che può lasciare un segno duraturo sulla pelle di chi lo riceve.

Molto spesso, intorno ai 12-18 mesi, quando i bambini vengono inseriti al nido e si devono cimentare, per la prima volta, in interazioni sociali con gli altri, il mordere può rientrare in una tappa fisiologica del loro sviluppo. I piccoli, si trovano a sperimentare emozioni molto forti che non sono ancora in grado di gestire e di verbalizzare agli adulti di riferimento, che in alcuni casi possono portare ad agire in modo impulsivo, come dare un morso, un pugno, una spinta e tirare i capelli. E’ importante, ovviamente, osservare la frequenza di questi comportamenti e capire se sono di carattere transitorio o più sistematici. Sicuramente, fino a quel momento la bocca ha rappresentato lo strumento principale che il bambino ha utilizzato per esplorare e sperimentare il mondo circostante, ma è importante spiegare loro che non può essere fatto con gli altri bambini e con nessun altro, perché può fare male e non è il modo giusto.

Dopo i 2 anni d’età, se i morsi persistono e caratterizzano la modalità con cui si relazionano con gli altri bambini, possono rappresentare un campanello d’allarme più importante, una condizione di stress interna alla famiglia che il bambino sta sperimentando, come per esempio la separazione dei genitori, assistere a forti litigate, la nascita di un fratellino, un trasloco, una perdita o una malattia di un familiare. Insomma, qualcosa non sta funzionando e il bambino non ha altri mezzi e strumenti per poter esprimere il suo disagio e per dire come si sente dentro. Altre volte i morsi sono rivolti direttamente ai genitori e anche in questo caso rappresentano una comunicazione importante che va ascoltata, bloccando il comportamento e incentivando le parole.

Il ruolo del genitore in questi casi, quindi, è molto importante.

Ecco allora cosa si deve fare:

Bloccare il comportamento. Separare fisicamente i due bambini e interrompere il morso con un “no” secco. Bisogna spiegare in maniera chiara e semplice al piccolo, che le persone non si possono mordere come gli oggetti, perché i dentini fanno male e lasciano il segno. È importante ripetere queste parole e rispiegarlo ogni volta che il bambino metterà in atto tale comportamento. La comunicazione per essere più efficace, deve essere fatta abbassandosi alla sua altezza, guardando il bambino negli occhi e tenendolo fermo.

 

Dare delle regole. I bambini hanno bisogno di regole per permettere loro di apprendere i limiti, i confini e gli spazi per muoversi in sicurezza e tranquillità. Dare regole ferme e decise sia con il tono di voce che con la postura che si assume,vi aiuterà a rinforzare l’efficacia del messaggio che volete dare al bambino.

 

Dialogo. Stimolare un dialogo con il bambino e chiedere se c’è qualcosa che in quel momento lo fa arrabbiare e che gli fa fare dei brutti pensieri, cercando di farlo esprimere il più possibile a livello verbale. In questo modo il bambino si tranquillizzerà, abbasserà i livelli di tensione e si sentirà contenuto.

 

Rinforzi positivi. Prestare particolare attenzione a quando si comporta bene e gioca insieme agli altri bambini serenamente, senza ricorrere a modalità aggressive. È importante rinforzarlo positivamente attraverso frasi come “Sei stato proprio bravo oggi” o “Che bel gioco che hai fatto insieme agli amichetti”.

 

Giocattoli morbidi. Il bambino in alcuni momenti può accumulare nel proprio corpo un quantum di energia che deve essere scaricato: giocattoli morbidi, come ad esempio pupazzi o cuscini, che si possono anche mordere, possono fungere da canale di sfogo per abbassare i livelli di tensione interna.

 

Dare il buon esempio. I bambini sono delle piccole spugne in grado assorbire indirettamente il comportamento degli adulti,quindi,nella quotidianità siate modelli positivi per loro, utilizzando la fermezza e non la rigidità, l’accoglienza e non il rifiuto, il dialogo e non la violenza.

Osservare con attenzione. I genitori devono diventare i migliori osservatori del loro bambino, capire cosa si nasconde dietro al morso e se sta attraversando un momento di difficoltà. Mai negare il problema ma al contrario cogliere tempestivamente i primi segnali di disagio.

 

Cosa non fare?

Evitare le punizioni. Le punizioni mortificano e umiliano il bambino, non permettono di comprendere perché ha sbagliato e alimentano sensi di colpa e vissuti di ingiustizia.

 

Non inibire le emozioni. E’ importante non reprimere le emozioni negative del bambino come il pianto, la rabbia o la gelosia, ma al contrario bisogna accoglierle e rispettarle. Un litigio può essere l’occasione per aiutare i bambini a riconoscere le emozioni, a regolarle e insegnargli a tollerare la frustrazione, fondamentale per la loro crescita e il loro sviluppo.

 

Non usare la violenza. Non rispondere ai morsi del bambino con altra aggressività: mai alzare le mani o restituire il morso per fargli capire cosa si prova. In alcune occasioni sarete costretti ad intervenire anche fisicamente ma questo non significa picchiarli, ma bloccarli, per poi farli ragionare sul senso di ciò che stanno facendo.

di Redazione AdoleScienza.it

 

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