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Che significato hanno i capricci dei bambini?


Comprendere i bisogni dei bambini, le loro necessità, ciò che cercano di comunicarci o chiederci può non essere sempre facile, soprattutto se sono molto piccoli. Nel corso della loro crescita, poi, possono verificarsi episodi e comportamenti che, in alcune situazioni, provocano ai genitori sentimenti di rabbia, frustrazione o impotenza.

  

 


Quali possono essere le motivazioni nascoste in un capriccio?

Un capriccio, un comportamento oppositivo, continue richieste e atteggiamenti che mettono a dura prova la pazienza di mamma e papà, possono rappresentare una forma di comunicazione, anche quando si rivelano difficili da gestire perché sottopongono a stress e fatiche.

I bambini, con i loro comportamenti, cercano una modalità per esprimere le proprie richieste agli adulti: quando non dispongono di strategie per affrontare quanto provano, possono utilizzare proprio il capriccio. Le MOTIVAZIONI, per i bambini, possono essere differenti:

– hanno bisogno di sapere e sentire che la mamma e il papà gli vogliono bene anche quando non fanno tutto ciò che vorrebbero, quando ci sono dei cambiamenti, o ad esempio se è in arrivo o è già nato un fratellino o una sorellina;

– con le loro continue richieste e il loro bisogno di attenzioni, cercano conferma della presenza dell’adulto, della possibilità di fidarsi di lui, imparano a vivere grazie alle certezze che i genitori riescono a fornire. È un modo per mettere alla prova la mamma e il papà, sperimentare la forza del loro legame e rinforzarlo, capire se sono in grado di occuparsi di loro;

– si sentono trascurati, hanno bisogno di trascorrere più tempo con i genitori, sperimentano una difficoltà, una preoccupazione o una paura che non riescono ad esprimere.

 

Quali sono le fasi più difficili e che creano più fatica per i genitori?

Dai 2 ai 3 anni, in modo particolare, i bambini attraversano la cosiddetta “fase dei NO”, caratterizzata da un continuo rifiuto verso le richieste degli adulti. Anche se molto difficile da gestire, questa fase rappresenta una delle tappe fondamentali verso la conquista della propria autonomia e indipendenza.

Nel periodo prescolare (all’incirca dai 3 ai 5 anni), matura gradualmente anche la capacità di regolare autonomamente le emozioni sperimentate, prima mediate in modo quasi esclusivo dai genitori. In ogni fase, comunque, la relazione e il legame tra bambino e genitori rappresentano un importante punto di riferimento: la presenza e il contenimento da parte di mamma e papà permettono di gestire gli impulsi, definire i limiti e le regole, sperimentare, assumere gradualmente un ruolo più attivo.

 

Cosa fare?

Anche se in alcuni momenti può essere davvero difficile gestire le richieste dei bambini e ci si può sentire messi alla prova dai loro comportamenti, è fondamentale mantenere la calma, mostrarsi coerenti e fermi, provare a comprendere quale bisogno stanno cercando di manifestare, riconoscere e dare valore alle loro emozioni.

 

Niente sarà più rassicurante che sentire di essere accolti e compresi da mamma e papà e avvertire la sicurezza e la fiducia del legame con loro!

 

 

Redazione AdoleScienza.it

 

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