terrible two

Come sopravvivere ai “terribletwo”? Consigli per i genitori


I bambini intorno ai due anni d’età attraversano la “cosiddetta fase dei NO” caratterizzata da un continuo rifiuto verso le richieste degli adulti: capricci, crisi di pianto, comportamento oppositivo e atteggiamenti che mettono a dura prova la pazienza di mamma e papà. Anche se molto difficile da gestire, questa fase rappresenta una delle tappe fondamentali verso la conquista della propria autonomia e indipendenza.

 

A partire dai 18 mesi il bambino inizia a sviluppare consapevolezza di sé come individuo separato dai propri genitori e con tutte le sue energie cerca di affermare se stesso. “Io, Io, Io” e “No, No, No” lo sentirete ripetere in continuazione durante l’arco della giornata: il momento della pappa, del cambio, del bagnetto, della nanna, del gioco in poche settimane diventeranno un campo di battaglia, dove lui vorrà fare tutto da solo senza farsi aiutare, ma solo la vostra presenza e il vostro contenimento permetteranno di gestire gli impulsi, definire i limiti e le regole, farlo sperimentare e assumere gradualmente un ruolo più attivo.

In questa delicata fase di passaggio i bambini mostrano una grande spinta all’autonomia, una curiosità verso il mondo esterno che li porta ad esplorare l’ambiente circostante, studiandone ogni angolo. Sembrano instancabili, perennemente in movimento e, messi di fronte a restrizioni di qualsiasi tipo, si oppongono in maniera decisa: un desiderio frustrato innesca crisi di collera e lotte di potere difficili da gestire, dove nulla sembra distrarlo. Inoltre, marca il territorio con grande determinazione tanto che la parola più ripetuta è “Mio, Mio, Mio”, perché non riesce a condividere i giochi e l’attenzione degli adulti con altri bambini. Nei momenti in cui non si sente al centro dell’attenzione, infatti, si offende, si mostra risentito e ricerca in continuazione il contatto con l’adulto aggrappandosi a lui con forza.

  

Ecco i 5 consigli per superare questa fase con serenità:

 

Equilibrio tra regole e libertà. E’ importante stabilire con coerenza e fermezza le regole e spiegare quali comportamenti siano permessi e quali proibiti, perché in questa fase il bambino non ha alcuna percezione del pericolo. Allo stesso tempo, però, dargli la possibilità di fare i propri errori e le proprie esperienze fondamentali per il processo di crescita.

 

Dare il buon esempio. I bambini sono delle piccole spugne e assorbono tutto ciò che vedono e sentono, quindi, nella quotidianità siate modelli positivi per loro, utilizzando la fermezza e non la rigidità, l’accoglienza e non il rifiuto, il dialogo e non la violenza.

 

– Offrire sempre un’alternativa. Dare la possibilità di scegliere nelle piccole cose farà sentire il bambino importante, grande, preso in considerazione e non vivrà le richieste come delle imposizioni: “Preferisci la felpa gialla o quella blu?”, “Preferisci giocare con la palla o andare sullo scivolo?”, “Preferisci lo yogurt alla banana o alla pera”?

 

– Non prenderla mai sul personale. “Ce l’ha con me”, “Fa di tutto per farmi innervosire”, “Che vergogna quando fa le scenate davanti alle altre persone, sembra lo faccia apposta”: non cadete nel tranello e non fate mai braccio di ferro con lui, avrebbe solo l’effetto contrario. Queste reazioni rientrano in una tappa fisiologica del loro sviluppo e sono funzionali per la loro crescita: è importante accogliere e rispettare anche le emozioni negative che manifesta, perché attraverso di voi cercano piano piano di spiccare il volo da soli.

 

– Mantenere sempre la calma. Possono verificarsi numerosi episodi e comportamenti che, in alcune situazioni, provocano sentimenti di rabbia, frustrazione o impotenza. Non è facile è vero, ma la pazienza in questa fase gioca un ruolo fondamentale: voi siete il suo punto di riferimento e per questo motivo vi mette continuamente alla prova. Voi avete le spalle larghe per accogliere le continue sollecitazioni, dando presenza e contenimento e facendo ragionare il bambino, di volta in volta, sul senso di ciò che sta facendo, guidandolo in questa faticosa ma splendida avventura.

di Redazione AdoleScienza.it

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *