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Con gli occhi di un’insegnante di danza: l’importanza di un equilibrio tra gioco e impegno, emozione e regola


La maggior parte delle persone considera la danza uno sport, nonostante una delle prime cose che senti dire dal tuo insegnante è che la danza è in primis disciplina. Ed è proprio così. La danza ha una valenza profondamente educativa, se affrontata e gestita in maniera sana ed equilibrata. Si apprende il valore dell’interazione con l’altro, si sperimenta l’autonomia e la bellezza della creatività. Si imparano a conoscere il proprio corpo, i suoi movimenti, la sua armonia e i suoi limiti e soprattutto il senso della libertà di espressione. La danza è gioco e impegno, emozione e regola.

Ma all’interno di una sala di danza, così come nella maggior parte degli ambienti sportivi, possono crearsi anche dei meccanismi di denigrazione, di estrema rigidità, che possono avere un forte impatto negativo sull’allievo, andando ad intaccare profondamente la sua emotività, se non controllati e gestiti prontamente e in modo adeguato.

Oggi, da insegnante di danza, mi vengono fatte spesso questo tipo di domande o osservazioni: “Maestra quella bambina è grassa?”, “Maestra come mai ci mette tanto tempo a fare l’esercizio? È lenta”, “Lei non è capace, io si. Guarda maestra!”. Bambine che ne criticano altre, bambine che non rispettano i tempi delle altre. Altre che prendono in giro per un aspetto fisico non perfettamente in linea con il canone della “ballerina perfetta”, o ancora che ripropongono gli atteggiamenti violenti che subiscono loro in prima persona, magari tra le mura di casa. La bambina che dà i pizzichi alle altre bambine, che sputa o spintona, è la stessa che spesso vedo esser presa per un orecchio o sculacciata dalla mamma. Quella che usa degli aggettivi offensivi verso le altre, è la stessa che non riceve una parola di affetto dalla sua famiglia.

Ogni insegnante deve saper contenere questo tipo di situazioni. I bambini si approcciano alla danza fin dai primi anni della loro vita, per questo ogni insegnate deve essere prima di tutto un’educatrice. Purtroppo molti non sono in grado, lo so per esperienza personale, perché prima di insegnare sono stata un’allieva anch’io. Un’insegnante che ogni volta che entri in sala ti mette subito su una bilancia che valori può trasmettere? Certamente negativi. Forse prima di far caso ad una forma fisica, alla tecnica di un passo, ad un collo del piede non perfetto, non bisognerebbe focalizzare l’attenzione sui veri valori? Sui valori importanti per la fase dello sviluppo?

E i genitori che ruolo hanno? Non scordiamoci che i primi educatori sono loro, sono le prime figure a cui i figli si affidano e i primi modelli che seguiranno. Dovrebbero essere loro i primi ad educare al rispetto dell’altro, alla diversità, alla relazione. Sono i primi punti di riferimento, così vuole la natura. Troppo spesso mi trovo a dover contenere commenti e giudizi dei genitori stessi nei confronti del figlio o degli altri bambini. Genitori con troppe aspettative, che non lasciano la libertà di vivere quel momento con serenità e condivisione. Tutto di fretta, tutto una competizione, senza rilassarsi a godersi anche gli aspetti ludici.

È importante che ogni insegnante abbia il supporto della famiglia. È sicuramente più importante che i bambini abbiano la possibilità di vivere lo sport in modo sano ed equilibrato. Ma ancora prima, che apprendano quella serie di valori indispensabili per la loro crescita e il loro sviluppo.

 

di Martina Morreale, insegnante di danza