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Cosa succede nella testa dei bambini quando vengono sgridati da mamma e papà?


Così come accade nelle esperienze positive, quando i bambini vengono sgridati o puniti dai genitori (o dalle figure di riferimento più importanti), si sentono percepiti dagli adulti come cattivi, non amabili, che non saranno più amati. Questa percezione può creare un vero e proprio senso di sconforto e disperazione, che si traduce in capricci, pianti, urla, in alcuni casi sempre più forti, inspiegabili secondo il pensiero adulto e razionale. Quando vengono ulteriormente sgridati o puniti, in seguito a tali atteggiamenti, potrebbero convincersi ancora di più del loro scarso valore e del fatto che mamma e papà potrebbero non amarli mai più.


Regole, limiti e NO che aiutano a crescere: come fare?

È sicuramente importante e fondamentale per i bambini, che gradualmente sperimentano sé stessi e il mondo, imparare quali siano i limiti da rispettare e le regole per star bene con gli altri. Aspetti che possono essere appresi attraverso l’educazione impartita direttamente dai genitori e il loro esempio. Oggi, purtroppo, dato l’elevato tasso di separazione e di divorzi, molti genitori non applicano le medesime regole con i figli, talvolta si prendono posizioni e decisioni opposte. In più con l’inserimento di nuovi compagni e compagne, i bambini vivono all’interno di famiglie allargate con differenti modelli educativi, che rischiano solo di generare confusione nei più piccoli.  

Può essere, dunque, importante sgridarli in determinati casi, NON svalutando mai loro come persona; ad esempio, non dicendo “sei un bambino cattivo”, ma “hai fatto una cosa che non dovevi fare”. Devono poter comprendere che non sono loro che non vanno bene, ma determinati comportamenti che hanno messo in atto. È importante anche non attaccare il loro valore facendogli comprendere che cosa è successo, aiutandoli a trovare strategie diverse per esprimere e affrontare quanto sperimentano.

Assicuriamoci che comprendano quanto stiamo dicendo, magari chiedendo conferma o un piccolo riepilogo, senza farli sentire in colpa perché ci hanno deluso e senza messaggi che possano farli soffrire (ad es. “sei sempre il solito”, “non sappiamo più come fare”, “come fai a non renderti conto?”). È fondamentale contestualizzare: si può esprimere in modo chiaro che non sono loro ad essere cattivi o sbagliati, ma è l’azione specifica per cui li abbiamo sgridati che non è corretta e che sgridarli o arrabbiarsi non significa non amarli più ma aiutarli a capire. I bambini hanno bisogno di sapere che mamma e papà ci sono sempre.

Redazione AdoleScienza.it