crescere

Crescere non vuol dire smettere di ridere


Mi trovo spesso a ragionare sul senso dello sviluppo e sulla crescita da tutti i punti di vista. Superata la fase adolescenziale si inizia a parlare solo di crescita personale, professionale, dei problemi del quotidiano, tutto troppo legato alla realizzazione di sé, spesso in termini materiali e non emotivi. Il verbo CRESCERE è di frequente sinonimo di SERIETÁ. I bambini non vedono l’ora di diventare “grandi”, contano pure i mesi, mentre i grandi nascondo l’età e fanno una fatica per tornare ad essere o sembrare “piccoli”.

Dall’adolescenza in su, l’ironia, il divertimento, diventano quasi sinonimo di superficialità e di scarsa professionalità, di “infantilismo”. Prendere le giornate con filosofia, sorridere alla vita, essere ironici e/o autoironici, sembra non si possa fare più perché non rientra nel vocabolario delle cose “da grandi”.

 

CRESCERE NON VUOL DIRE SMETTERE DI GIOCARE E DI RIDERE.

 

Crescere vuol dire mantenere viva quella parte bambina, anche con il passare degli anni; vuol dire sperimentare la libertà di essere se stessi, esprimendo quello che si ha dentro, senza paura di essere giudicati. Vuol dire non perdere mai la voglia di fare le cose e soprattutto il sorriso.

 

Se nella vita non ci si esprime, ci si comprime!

 

di Maura Manca

 

 

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