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Crisi di rabbia del bambino: cosa deve fare un genitore? 1


Mi capita spesso di incontrare genitori disperati, a volte quasi “sull’orlo di una crisi di nervi“, perché non riescono più a contenere le reazioni del proprio bambino. Da circa i due, tre anni può accadere che si abbia difficoltà a gestire i comportamenti del figlio, soprattutto in determinate situazioni.

Spesso si assiste a vere e proprie crisi di rabbia, di collera, sia in luoghi privati che pubblici, che non si sa come placare e gestire. Innanzitutto prima di intervenire bisogna cercare di dare un senso a quella reazione, e sottolineo reazione e non azione, perché tendenzialmente tali comportamenti sono e rappresentano a livello simbolico una comunicazione agita attraverso l’azione, di un dissenso, di un qualcosa che gli genera disagio o di un qualcosa che non comprendono e a cui non sanno dare un senso.

Questo non significa che al figlio bisogna dire sempre SI e fargliele passare tutte, per evitare che insorga con delle reazioni sproporzionate. Significa che bisogna capire dove sta il problema per poi intervenire, per evitare che questo comportamento si cronicizzi e rischi di diventare nel corso degli anni una modalità stabile di relazionarsi con i genitori e con i pari, rischiando che si strutturi nel corso del processo evolutivo in un problema più grave da un punto di vista clinico, come per esempio in un Disturbo del Comportamento.

In genere, queste crisi, si manifestano in presenza di un NO, da parte del genitore, di una proibizione, di un richiamo, nel momento in cui si deve smettere di giocare, o riordinare, o andare via da qualche parte o a dormire e quindi in genere spegnere tv o tablet.

Cosa deve fare il genitore?

– Fate attenzione perché spesso questo tipo di reazioni e/o crisi del bambino hanno lo scopo di attirare la vostra attenzione. In questo caso è importante non dargli troppa importanza, non “dargliela vinta”, perché altrimenti si rischia di fargli apprendere che attraverso quel tipo di comportamento riesce ad ottenere tutto ciò che vuole. Se capisce che ottiene, lo riproporrà anche in altre circostanze.

– Cercate di contestualizzare le crisi, ossia di capire dove gli vengono e quali sono le situazioni che lo agitano maggiormente. In questo modo potrete, in alcuni casi, prevenire determinati comportamenti oppure cercare di capire se cambiare alcuni abitudini.

– Non fate il braccio di ferro con lui, se cedete alle sue provocazioni gli insegnate che quel tipo di comportamento è efficace. Dovete essere fermi nella vostra posizione, basta solo che sia logica e ragionevole.

– Se il bambino vi chiede le cose in modo differente, abbassa i livelli di tensione e conflittualità, allora potrà anche ottenere dei vantaggi, in caso contrario no.

– Il bambino impara anche dal vostro comportamento. Se vi vede arrabbiati, urlanti, nervosi, si appaga e rinforza maggiormente le sue reazioni. Se non è nel pieno della crisi, bisogna parlargli con calma, nel tentativo di farlo ragionare e fargli capire che quello è il modo sbagliato per ottenere le cose. In caso sia in piena crisi, bisogna attendere che il picco passi. Dopo che si è scaricato non sconvolgetevi se per lui è come non fosse successo nulla. Anche se siete stremati, delusi e magari infastiditi, dovete trattare vostro figlio come sempre senza sgridarlo o punirlo.

– Ovviamente, non potete permettere che si faccia del male, quindi se dovesse fare qualche gesto auto-aggressivo, contenetelo fisicamente (es. sbattere la testa al muro, dare pugni da qualche parte, sbattersi i giocattoli addosso). Lo stesso vale se volesse picchiarvi.

– Il bambino deve capire che non può essere accontentato su tutto, però deve sentirsi sempre accolto e ascoltato, andrete a correggere il tiro delle sue modalità di richiesta parlando con lui quando è calmo e tranquillo, facendogli capire che voi ci siete, siete li e lui non ha bisogno di tutto questo per essere riconosciuto ed ascoltato.

– Cercate di capire se ci sono stati cambiamenti a livello familiare, esempio incremento della conflittualità, la separazione dei genitori, cambiamento di casa, nascita di un fratellino, inserimento all’asilo, tutte condizioni che possono alterare il suo equilibrio psichico e che bisogna tenere in considerazione per comprendere il senso di determinate reazioni.

Fate molta attenzione alla presenza anche di altre problematiche, per esempio inerenti il sonno, il mangiare, l’ansia, il controllo, ansia quando si deve separare dalle figure genitoriali e magari l’iperattività. Se le crisi sono frequenti e neanche con il vostro intervento precoce svaniscono e si è in presenza anche di altri indicatori, come quelli elencati, consultare uno specialista. Gli specialisti sono in grado attraverso una consulenza di capire la reale problematicità anche in termini prognostici e quindi di capire come si evolverà quel disagio.

 

 

di Maura Manca, Psicoterapeuta,

Presidente Osservatorio Nazionale Adolescenza

 

 


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