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Figli al guinzaglio e poi liberi di navigare da soli in rete. L’incoerenza educativa è il vero problema della generazione digitale, non lo smartphone


Bambini iperprotetti dai genitori, tenuti al guinzaglio o nel passeggino quando ormai non ci entrano più, che poi vengono lasciati da soli con un tablet in mano o con uno smartphone, liberi di guardare cartoni in rete, di vivere idealizzando i baby youtuber, di fare foto e video e di pubblicarli nei vari social network e chiacchierare via chat con gli altri bambini. Sono tutti comportamenti che servono a placare l’ansia del genitore che, con l’illusione del controllo, gestisce i suoi stati interni, non quelli del bambino.
Il guinzaglio viene giustificato con frasi del tipo: “È pericoloso, poi si perde” o “Se mi distraggo e si allontana”, ho sentito anche “lo rapiscono”. Piccoli rinoceronti nel passeggino giustificati con: “non ha voglia di camminare”, “è pigro”, “è lento”: in realtà, è una questione di comodità, si va sempre di fretta, come se fossimo tutti affetti dalla sindrome del Bian Coniglio di Alice nel Paese delle Meraviglie. Per colpa di questa fretta ci perdiamo degli elementi importanti che poi rimpiangeremo quando i figli saranno più grandi. È un po’ come quando si fanno i compiti, si allacciano le scarpe, si prepara lo zaino al posto loro, tra un po’ si mangia anche il cibo al posto loro, per il loro bene. Invece, se vogliamo davvero il loro bene, bisogna lasciargli fare esperienze di vita.

Attenzione! Non prendete queste parole come una critica o un attacco al ruolo genitoriale, accoglietele come le parole di chi sta a contatto diretto con i bambini e gli adolescenti da qualche decennio e vede gli esiti di questi comportamenti.

Anche se non si vedono nell’immediato, lasciano il segno perché i bambini non superano in maniera appropriata i compiti dello sviluppo e in un certo senso avranno delle “carenze” che poi colmeranno in modi diversi, in base all’interazione di tanti fattori.

No alla sindrome da primo della classe. Educhiamo i figli anche a tollerare gli insuccessi

IL VERO PROBLEMA È L’INCONGRUENZA. INFANTILIZZATI DA UN PARTE E ADULTIZZATI DALL’ALTRA.

Perché possono navigare liberamente in rete, anche senza controllo, avere libero accesso a tablet e smartphone e poi vengono iperprotetti e gli viene messo il guinzaglio? Capite che c’è qualcosa che non torna? Partiamo dal presupposto che oggi è tutto collegato alla rete internet, dalle telefonate ai messaggi, per cui i pericoli possono essere nascosti dietro una semplice app, anche la più giocosa e divertente. Ormai non si usa più l’espressione “i rischi sono dietro l’angolo”, perché la vita è mediata da uno smartphone che ci controlla e ci governa.
Se vengono iperprotetti nella vita reale non impareranno a vivere, non acquisiranno quelle competenze di base per distinguere il buono dal cattivo, i rischi e i limiti e in rete; andranno allo sbaraglio perché anche se i pericoli del web non si vedono e non si toccano con mano, in realtà esistono. Anzi, proprio perché non si vedono, dovrebbero fare ancora più paura e far alzare il livello di attenzione.

NON SIGNIFICA NON FARE, SIGNIFICA IMPARARE A FARE.

Anche in rete avrebbero bisogno di chi li monitora, non di chi gli mette il guinzaglio. Non è coerente farli crescere sotto le proprie ali e poi farli navigare senza patente, senza una guida e senza che ci sia qualcuno in grado di comprendere se e quando si può potenzialmente verificare un problema. Attenzione, anche l’uso spasmodico di tablet e smartphone nell’età dello sviluppo, l’essere ripresi in tutto e per tutto, come se la loro vita fosse un set foto-cinematografico costante, ha il suo peso. Non pensate abbia meno “rischi” in termini di strutturazione dell’identità, dell’apprendimento e dello sviluppo relazionale ed emotivo.
L’incoerenza è ciò che fa più danni. Per essere efficace un genitore deve prima di tutto essere coerente e, di conseguenza, sarà anche un buon esempio. Vengono infantilizzati, iperprotetti, inibiti nell’acquisizione dell’autonomia e poi adultizzati ed esposti in rete a contenuti non congrui per la loro età.
Sono i segnali discordanti da parte degli adulti che favoriscono il nascere dei problemi emotivi e comportamentali, che poi si riversano anche da un punto di vista relazionale, dell’adattamento e dell’inserimento nella società, perché i bambini e gli adolescenti hanno bisogno di punti di riferimento stabili che non facciano le cose al posto loro, che gli stiano vicino e che li lascino fare quando serve, dandogli gli strumenti necessari, rispettando ciò che sono e non forzandoli ad essere ciò che non sono.

IL DISALLINEAMENTO EDUCATIVO È LA ROVINA DEI FIGLI

 

Se vogliamo prevenire le patologie dei figli curiamo prima i genitori

Purtroppo oggi i figli sono anche spesso e volentieri vittime di un disallineamento educativo. Quando ci si separa bisogna comunque mantenere un allineamento educativo. I figli non possono avere specifiche regole da una parte e altre, a volte addirittura opposte, dall’altra. C’è chi vieta la tecnologia e chi la compra, c’è chi impone dei limiti e chi li infrange. La strumentalizzazione dei figli è la loro rovina. Lo stesso vale per i figli cresciuti da tate e nonni: i genitori dettano le regole educative, gli altri sono un sostegno e un supporto, non sono dei sostituti genitoriali. Questo eccesso di iperprotettività genera solo confusione, sono circondati da tutto ma poi, alla fine, rischiano di rimanere poveri di strumenti per affrontare la vita e di sicurezze personali.
Non ci dobbiamo dimenticare che lo sviluppo dell’identità avviene attraverso l’identificazione e il rispecchiamento e a tutti quegli aspetti delle relazioni interiorizzati dal bambino come parte di sé. C’è una correlazione tra l’identità personale e il contesto sociale in cui questa si forma, per cui, attenzione a ciò che gli si trasmette: i bambini imparano più dai comportamenti che dalle parole.

di Maura Manca