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Figli che non ascoltano i genitori. Come migliorare la comunicazione?


Spessissimo ci si domanda perché i figli facciano così tanta fatica ad ascoltare ciò che gli viene detto, considerando che molte volte bisogna ripetergli le stesse cose all’infinito per cercare di farsi ubbidire.

Ogni giorno i genitori si ritrovano a fare ai bambini delle richieste che loro immancabilmente tendono a rimandare, continuano a giocare e a guardare i cartoni come se nulla fosse, oppure rispondono “Sì, un attimo” ma quell’attimo sembra durare un’eternità.


“Perché non ascolta? Perché non fa subito quello che gli dico? Mi fa perdere tanto tempo!”


Presi dalle mille attività quotidiane, in una routine in cui si corre da una parte all’altra, il tempo sembra passare troppo velocemente e si vorrebbe che i figli ascoltassero di più e che facessero subito quello che gli viene chiesto: “Vai a lavarti”, “Vestiti”, “Prepara lo zaino”.

Sicuramente, le priorità sono diverse e per un bambino è più importante giocare piuttosto che farsi il bagno, dedicarsi ai compiti oppure rispettare l’orario per andare a dormire, per cui rientra nel ruolo del genitore quello di fargli capire le motivazioni che stanno dietro alle diverse richieste, in modo gentile ma anche diretto e assertivo.

Stabilire regole chiare e semplici, essere coerenti e favorire l’autonomia del bambino, sono già un ottimo punto di partenza per far sì che alcune azioni vengano interiorizzate e, con il tempo, entrino a far parte della sua routine quotidiana.


Perché il bambino non ascolta? 

Probabilmente, se il bambino tende a non ascoltare e a non fare ciò che gli viene chiesto, qualcosa non ha funzionato nella comunicazione.

Non per questo, bisogna entrare in sfida con lui e pensare subito che lo stia facendo apposta o che stia mancando di rispetto, perché, se non risponde, potrebbe anche essere completamente assorbito dal suo mondo, tanto da non riuscire ad ascoltare. Certo, non si esclude la possibilità che il bambino possa ignorare lo stesso ciò che gli dice il genitore.


Come migliorare la comunicazione?

1. CATTURATE LA SUA ATTENZIONE. Non basta parlare, magari anche da una stanza all’altra o dire semplicemente “Vai a farti il bagno!”, per far sì che la comunicazione arrivi al bambino, soprattutto se è intento a fare altro, sta giocando, sta guardando i cartoni animati, sta utilizzando il tablet, ecc. Bisogna cercare di sintonizzarsi con lui: un modo può essere quello di avvicinarsi, abbassarsi alla sua altezza e guardarlo negli occhi mentre si parla o avere un contatto con lui.

2. NON ALZATE TROPPO LA VOCE. A volte, i bambini mettono alla prova i genitori per vedere come reagiscono, quindi bisogna cercare di non cedere alle provocazioni, altrimenti si innescherebbe uno scontro, ulteriori grida e litigi. Inoltre, se si arriva a farsi obbedire solo attraverso le urla, il bambino si abituerà ad ascoltare soltanto quando si alzano i toni, tirando sempre di più la corda, senza ricevere alcun insegnamento e senza raggiungere mai un buon livello di autonomia.

3. NON RIPETETE LA FRASE ALL’INFINITO. Una volta che vi siete accertati che abbiano sentito, ditelo al massimo per due o tre volte, spiegando brevemente le vostre ragioni. Se continuano a non ascoltare, significa che la comunicazione non è stata efficace o che forse non è il momento più opportuno. In questi casi, fate passare una manciata di minuti e quando il bambino sarà più tranquillo e in grado di recepire meglio il messaggio, ripetete nuovamente la frase con un tono fermo e calmo.

4. NON FATE TROPPE RICHIESTE. Se si fanno troppe richieste e in maniera troppo generica, i bambini rischiano di perdersi nella confusione e non sanno da dove partire. Per tale ragione, è fondamentale fare una richiesta alla volta ed essere specifici nella domanda. Non è sufficiente dire “Vestiti” ma fare riferimento anche alla situazione in cui vi trovate, contestualizzando, ad esempio “Vai a vestirti così possiamo uscire e arrivare in tempo alla festa”.

5. NON DILUNGATEVI. Cercate di limitarvi ad una frase, alla richiesta e alla motivazione. Se vi dilungate in spiegazioni chilometriche, il bambino riceverà troppe informazioni tutte insieme che lo porteranno a distrarsi più facilmente e a non ascoltarvi più.

6. ATTENZIONE ALLA COERENZA. Se vi è capitato più volte di avergli chiesto prima una cosa e poi un’altra, non avete mantenuto il punto o siete finiti a fare le cose al posto del figlio, è possibile che abbiate perso di autorevolezza ed è più difficile che il bambino possa ascoltarvi. La coerenza è importante anche per portare il bambino gradualmente ad assimilare certi insegnamenti.

7. SÌ AI RINFORZI POSITIVI. Quando il bambino risponde alla richiesta, non pensate soltanto che abbia fatto il suo dovere. Ricordatevi che è un bambino e ha bisogno di essere stimolato e valorizzato. È molto più efficace rinforzarlo positivamente quando si comporta bene, piuttosto che punirlo e ricattarlo quando non ascolta.

8. DATE DELLE ALTERNATIVE. Per attivare i bambini, a volte può essere utile proporgli due scelte, ad esempio “Vuoi farti il bagno o la doccia?” “Ti metti prima il pigiama o prepari prima lo zaino?”. In questo modo, lasciando aperta la comunicazione, i figli si sentono meno alle strette, più attivi nella decisione e si ha più possibilità di ottenere una risposta positiva e veloce.

9. NON SIATE TROPPO PRESENTI. A volte, soprattutto quando i figli stanno crescendo, iniziano ad avere bisogno di maggiore spazio per accrescere la loro autonomia. Se gli state troppo addosso o con il fiato sul collo, dicendo sempre quello che devono fare, possono reagire in maniera opposta, pur di affermarsi. Bisogna capire, quindi, quando è il momento di lasciargli un po’ più di autonomia e riporre fiducia nelle loro risorse e capacità.

10. LA MATTINA DIVENTA UN DRAMMA? Se il bambino fa più fatica ad ascoltare appena si sveglia, si muove a rallentatore e ha difficoltà nel seguire le vostre richieste perché si va troppo di fretta e il nervosismo prende il sopravvento, cercate di stimolarlo di più nel week-end, dove c’è più tempo a disposizione ed è più facile aiutarlo a fare le cose da solo, rendendolo gradualmente sempre più autonomo.

Redazione AdoleScienza.it