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Il papà come risorsa per far dormire meglio il bambino


L’importanza del sonno ad ogni età è ormai nota a tutti perché l’uomo trascorre mediamente un terzo della sua vita dormendo. Le più recenti tecnologie applicate allo studio del sonno forniscono sempre più informazioni sugli aspetti più profondi e sulla motivazione della reale funzione del sonno.

 Ma per quanto riguarda il sonno nel neonato cosa sappiamo?

Prima di tutto dobbiamo sottolineare il fatto che il sonno nel neonato è differente rispetto a quello dell’adulto, è dominato da motivazioni istintive e il ritmo sonno-veglia è ancora irregolare. In media il piccolo dorme 16 ore al giorno, scandito in blocchi da tre ore circa, alla fine dei quali sente il bisogno di nutrirsi. In realtà sono poche le coppie di neo-genitori che collegano l’andamento del sonno e la qualità del sonno del figlio alla cura complessiva dell’infante. Le due cose invece sono strettamente correlate. Spesso i disturbi del sonno nel neonato, infatti, sono legati a problematiche nella relazione genitore-bambino.

Il ruolo del genitore può influenzare la qualità e quantità del sonno

È fondamentale infatti che il genitore rispetti i tempi del piccolo, senza forzare troppo il suo doversi adeguare all’ambiente e alle esigenze degli adulti. Se la madre è insicura e ansiosa, il bambino percepisce questo stato e non riesce a riposare bene perché va in allarme. Sono pochi invece, gli approfondimenti che esistono nell’ambito della letteratura scientifica sulla relazione esistente tra il coinvolgimento paterno nella cura del neonato e la qualità e quantità del sonno di quest’ultimo. In realtà sembra sia stato dimostrata l’importanza di tale comportamento nel favorire una tranquillità fisica e mentale nel bambino nel momento in cui deve addormentarsi durante la notte.

Una ricerca molto interessante a riguardo è stata svolta su 56 coppie reclutate durante la loro prima gravidanza (Tikotzky, 2011). Ognuna delle coppie reclutate aveva il compito di dover compilare un questionario prima e dopo il parto per valutare il coinvolgimento dei genitori nella cura del neonato. Madri e padri erano invitati a rispondere alla domande separatamente a casa al 1° e al 6° mese di età del piccolo. Il sonno veniva valutato con l’actigrafia (un dispositivo attaccato alla caviglia del bambino durante la registrazione) e con i sonno-diari dei genitori. Nei compiti di custodia del bambino erano inclusi ad esempio l’alimentazione, il fare il bagnetto, il giocare, mettere a dormire ecc. ed i genitori erano chiamati a valutare il loro grado di coinvolgimento per ogni attività su una scala a 7 punti (ad esempio chi nutre il neonato? 1= solo la madre, 4= madre e padre, 7= solo il padre). I risultati hanno dimostrato come le madri erano significativamente più coinvolte rispetto ai padri nella cura diurna e notturna e che un maggiore coinvolgimento paterno nella cura complessiva infantile, all’età di 1 mese prevede poi un sonno più consolidato a 6 mesi che si riflette in un minor numero di risvegli notturni.

Questa ricerca dimostra come sono necessari altri studi longitudinali futuri, con campioni più numerosi, per indagare i meccanismi che ci sono alla base di tale relazione e che, nell’attesa, è fondamentale che la coppia di neo-genitori collabori il più possibile nel prendersi cura del nuovo arrivato, senza delegare il tutto per questioni culturali o lavorative solo ad uno dei due genitori, tendenzialmente la mamma.

Il bambino ha bisogno di sentire la presenza e il calore di entrambi per una crescita sana e serena.

Riferimenti Bibliografici

Tikotzky L., Sadeh A., Tamar Glickman-Gavrieli T. (2011). Infant Sleep and Paternal Involvement in Infant Caregiving During the First 6 Months of Life. Journal of Pediatric Psychology, 36(1), 36–46.

 

 

 

 

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