autismo

Io, mamma di un bambino speciale e del suo mondo: l’autismo


Diventare mamma non era un mia priorità, la carriera e la mia vita mi piacevano tantissimo, ma io e Andrea eravamo sposati già da qualche anno ed il pensiero di avere un piccoletto tra i piedi iniziava a piacerci, così 8 anni fa sono rimasta incinta e l’emozione è stata grandissima. Non vedevamo l’ora di conoscere Lorenzo, lo immaginavamo già grande, con i capelli ricci ed un sorriso di felicità stampato sempre sul viso.

I primi due anni sono passati velocemente, Lorenzo cresceva con i suoi capelli ricci, proprio come lo avevamo immaginato. Non aveva ancora imparato a parlare, riusciva soltanto a dire qualche monosillaba, tra cui “Mamma”. Ma non eravamo preoccupati perché da quello che ci raccontavano i nostri genitori anche noi avevamo iniziato a parlare più tardi e vedere Lorenzo più introverso degli altri bambini ci faceva soltanto pensare che fosse più timido, un po’ come il papà.

A settembre la scuola ebbe inizio e con l’autunno anche le prime difficoltà. Lorenzo non amava stare con gli altri bambini e spesso si isolava, giocando con i sui giocattoli preferiti dai quali non riuscivamo a staccarlo neanche per andare a dormire. Sentivo che c’era qualcosa che non andava, ma non riuscivo a capire, o meglio, forse non volevo vedere.

Sono bastate poche parole a scuotere quella sensazione di benessere che sembrava appartenerci: “vostro figlio potrebbe essere autistico”. Sono arrivate come un uragano. E come un uragano hanno spazzato via qualsiasi immagine futura, presente e passata. “Come è possibile che sia successo a noi? Come è possibile che non abbiamo notato nulla? Come..come..come…” e cosi milioni di domande alle quali non riuscivamo a dare risposta e che non riuscivamo a spiegarci.

Da lì sono iniziate le visite, i controlli e ogni tipo di accertamento che potesse darci una diagnosi veritiera e soprattutto che potesse guidare noi ad avere un quadro preciso e che ci permettesse di aiutare Lorenzo nel migliore dei modi. Da lì abbiamo iniziato a vedere tutto quello che prima ignoravamo: i silenzi di Lorenzo, il suo non guardare negli occhi nessuno se non me e Andrea, il suo voler per forza quell’unico giocattolo, il suo non voler mangiare cibi verdi e rossi, il suo non sorridere in ogni momento ma solo durante il solletico, il non voler amichetti con cui giocare, i suoi rumori e bisbiglii ed i suoi isolamenti continui nonostante intorno ci fosse il caos.

Così come una ventata improvvisa mio figlio era autistico.

In questi anni abbiamo imparato a conoscere Lorenzo ed insieme a lui anche noi stessi. Nonostante i tanti momenti di difficoltà, in cui ho veramente creduto di non farcela, in cui a volte mi incolpavo per non aver dato una vita felice a mio figlio, in cui comprendere quel mondo sembrava impossibile se non assurdo, abbiamo imparato a comprendere le sue paure, anche quelle più improbabili, ed a comunicare con lui con il suo linguaggio. Abbiamo imparato che sicuramente i traguardi raggiunti finora potrebbero sembrare pochi rispetto agli altri bambini, ma che per Lorenzo erano oro e per noi erano un gradino in più per avvicinarci a lui, al suo mondo, protetto da muri altissimi. Lorenzo ha imparato a socializzare a modo suo, a volte ha degli scatti d’ira improvvisi, ma anche i suoi compagni hanno imparato a lasciarlo sfogare in quei momenti, per poi ritornare a giocare vicino a lui.

Per ora non cerco di pensare al futuro, a quando noi non ci saremo più ma piuttosto cerco di far vivere ogni giorno a mio figlio con quel sorriso, anche se un po’ nascosto, con cui l’abbiamo sempre immaginato. Lo devo a lui, alla nostra famiglia, e lo devo a me, mamma di un bambino speciale e del suo mondo nascosto.”

 

 

 

 

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