mutismo selettivo

Mutismo selettivo: un disagio che non trova parole


Il mutismo selettivo, secondo il DSM-5 rientra nei disturbi d’ansia (APA, 2014). Tale problematica consiste nell’incapacità di parlare in situazioni sociali specifiche, dove ci si aspetta che il bambino parli e utilizzi il linguaggio verbale, per esempio a scuola, mentre in altri contesti, come in quello familiare, il bambino parla in modo del tutto normale, utilizzando un linguaggio disinvolto e appropriato per l’età.

Non è riconducibile ad una problematica dello sviluppo intellettivo, non dipende da un disturbo del linguaggio e in generale non è connesso a nessuna malattia di natura organica. Solitamente ci si accorge di questa difficoltà intorno ai 3-4 anni di età, all’ingresso della scuola dell’infanzia, nel momento in cui si esce dall’ambiente familiare e aumentano le interazioni con i coetanei e il coinvolgimento nelle attività ludiche.

Quali sono i segnali da riconoscere?

– In alcuni contesti sociali, dove il bambino non si sente a proprio agio, non parla mai o sussurra poche parole a bassa voce.

– La comunicazione non verbale è accentuata e sostituisce quasi del tutto la parola, ad esempio per chiedere qualcosa il bambino emette dei suoni con la bocca, indica con il dito l’oggetto interessato, sorride, fa cenni con la testa oppure preferisce scrivere.

– Il bambino tende a giocare poco con gli altri compagni e predilige attività solitarie.

– A livello caratteriale, il bambino mostra un’eccessiva timidezza e riservatezza, prova paura e imbarazzo a stare in mezzo ad altre persone e talvolta può manifestare comportamenti oppositivi e di rabbia.

 Tale disagio non è particolarmente conosciuto, e se non si interviene tempestivamente, rischia di trasformarsi in un’importante limitazione delle attività del bambino e di interferire con la comunicazione sociale.

Infatti, è possibile assistere alle prese in giro e ad una graduale esclusione da parte dei coetanei, fino ad arrivare all’isolamento sociale vero e proprio, con profonde ripercussioni sulla sua autostima. Inoltre, il bambino non riuscendo ad esprimere agli insegnanti le proprie necessità scolastiche e i propri bisogni personali, rischia di avere ripercussioni anche sul rendimento scolastico.

Questa difficoltà nelle gestione dell’ansia e dell’eccesiva emotività può essere collegata ad eventi di vita stressanti e/o traumatici che vanno a destabilizzare la normale routine come per esempio lutti, morte di un animale, nascita di un fratellino o una sorellina, separazione dei genitori, cambiamento di scuola, di abitazione o anche richieste prestazionali eccessive legate al rendimento scolastico o sportivo.

In questi casi è fondamentale armarsi di pazienza, e solo attraverso un lavoro di squadra tra genitori, psicologi e insegnanti sarà possibile pianificare interventi ad hoc e utilizzare le strategie migliori, rispettando i tempi del bambino.

Redazione AdoleScienza.it

Riferimenti Bibliografici

 American Psychiatric Association (2014). Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali. Quinta edizione. DSM-5. Raffaello Cortina Editore, Milano.

 

 

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