nativi digitali in famiglie

Nativi digitali in famiglie digitali


La generazione dei nativi digitali è quella delle foto, dei messaggi vocali, degli screenshot, dei social network, delle short comunication e delle smart tv, tutto interconnesso e quindi sempre connessi alla rete. Ragazzi che sanno usare prettamente e perfettamente i programmi di foto, video e sanno navigare in rete, ma che a volte si perdono nei programmi più classici come quelli di scrittura e di calcolo, perché troppo abituati a fare tutto con lo smartphone.

Il problema NON è legato all’evoluzione del web 2.0 che ha reso tutto interattivo e ha favorito la possibilità di relazionarsi con gli utenti della rete, perché non ha fatto ammalare la gente, i social media amplificano semplicemente determinate problematiche già esistenti, colmano o compensano carenze interne quindi l’aspetto da tenere sotto controllo è legato semplicemente all’uso distorto che se ne fa.

I nativi digitali nascono già adattati alla tecnologia, ai suoi tempi, alle sue modalità, vivono in un mondo tecnologico, neanche vengono al mondo e hanno già uno smartphone davanti al volto che li filma e riprende. Vedono i genitori che trascorrono ore al telefono, che usano i social, che si mandano  messaggi, che fanno foto e filmati e fanno proprie queste modalità comportamentali e di relazionarsi alla tecnologia.

Il problema quindi sta nel fatto che sono mal-educati, ossia non sono educati alla tecnologia. Le relazioni affettive, anche quelle intra familiari sono troppo tecno-mediate, tutto ripreso, tutto registrato, ogni cosa sembra passi attraverso l’occhio di una telecamera per poi avere tanti bei ricordi fissati su uno schermo di un telefono e tanto poco contatto fisico. Quindi prima si devono educare i genitori e spiegargli che i figli imparano in primis dai loro comportamenti e poi dare la tecnologia ai bambini.

C’è un gap troppo marcato tra le due generazioni e anche le scuole non reggono il passo, soprattutto quelle pubbliche, perché quelle private sono già tutte munite di tecnologia e i ragazzi studiano sui tablet, i genitori accedono ai registri elettronici e sono a conoscenza dei voti prima dei figli togliendo tutte le emozioni di tornare a casa nel bene e nel male ed affrontarli guardandoli in faccia. La scuola deve usare la tecnologia, c’è una maggiore facilità nel reperire le informazioni, diventa tutto più veloce, si possono fare più cose contemporaneamente, ci sono programmi molto interessanti che sviluppano determinate abilità mentali, ma non bisogna mai perdere i rapporti umani e la capacità di parlare e di comunicare con il prossimo anche senza uno smartphone.

Non va quindi demonizzata la tecnologia, va inserita in maniera equilibrata nella vita dei figli e delle famiglie e soprattutto non deve servire per compensare i vuoti e i problemi personali, di coppia e con i figli.

di Maura Manca, Psicoterapeuta

Direttore AdoleScienza

 

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