balbuzie

Quando il bambino balbetta, come bisogna comportarsi?


Ripetizioni di sillabe, interruzioni di parole, prolungamenti di suoni, parole pronunciate con eccessiva tensione fisica: può capitare che il bambino balbetti, soprattutto nella fase in cui sta ancora sviluppando le proprie competenze linguistiche (2-3 anni). In questi casi, la manifestazione è solitamente fisiologica e transitoria; se, invece, tende a persistere nel tempo o a comparire più tardi, può anche trattarsi di un problema più evidente.

La balbuzie è un’alterazione della normale fluenza e cadenza dell’eloquio che può favorire ansia anticipatoria nel parlare e avere effetti negativi nella comunicazione sociale e nel rendimento scolastico. Compare nella maggiore parte dei casi entro i 6 anni di età e solitamente inizia in maniera graduale, con la ripetizione delle consonanti iniziali o delle prime parole della frase. Man mano che il bambino diviene consapevole delle sue difficoltà può anche sviluppare dei meccanismi per evitare di pronunciare frasi lunghe o di trovarsi in certe situazioni, come parlare in pubblico.

La percezione delle difficoltà e la reazione dell’ambiente circostante, della famiglia e della scuola, influiscono molto sull’aspetto emotivo e relazionale del bambino. Spesso la balbuzie, infatti, è accompagnata da bassa autostima, stress, problemi comunicativi e relazionali, sintomi ansiosi, senso di inadeguatezza, tendenza all’isolamento e rischio di subire episodi di bullismo.

Le difficoltà non compaiono sempre nello stesso modo: ci possono essere situazioni che peggiorano i sintomi della balbuzie, come parlare al telefono, in pubblico, quando si è un ambiente in cui si è sotto pressione oppure in momenti di stanchezza.

Bisogna sempre fare attenzione al vissuto personale ed emotivo del bambino che, se non gestito adeguatamente, potrebbe andare ad aumentare lo stress e l’ansia e incoraggiare le difficoltà di linguaggio, come in un circolo vizioso. È importante dunque prevenire eventuali peggioramenti.

Come devono comportarsi i genitori di fronte alla balbuzie del bambino?

– Creare un ambiente rilassato e sereno, soprattutto quando si parla con lui.

– Ascoltare il bambino in maniera coinvolta, senza interromperlo, dandogli il tempo necessario per completare il discorso. Porre attenzione su ciò che sta raccontando e non sul modo in cui lo sta dicendo.

– Non parlare della balbuzie al bambino, mettendolo di fronte alle sue difficoltà. Si tratta di un problema che il bambino non controlla per cui non è parlandone che si risolve. Solo nel caso in cui sia lui a fare domande a proposito, rispondere serenamente, rassicurandolo sul fatto che la difficoltà andrà a scomparire col tempo.

– NON interrompere, NON anticipare o completare le frasi che il bambino ha difficoltà a pronunciare in maniera spedita. Tale atteggiamento mostra che vi state spazientendo, facendogli provare imbarazzo e umiliazione.

– Evitare di spronarlo a “parlare bene”, a scandire le sillabe o a rallentare l’eloquio. In questo modo, non si fa altro che mortificarlo, accentuando le sue insicurezze e di conseguenza le sue difficoltà linguistiche.

– Assolutamente NON sgridarlo, criticarlo o punirlo per il modo in cui parla. Non si tratta di qualcosa che il bambino è in grado di controllare o modificare.

– NON mostrare preoccupazione, ansia o vergogna per il problema che presenta il piccolo. Il bambino percepisce la difficoltà del genitore e potrebbe sentirsi in colpa per aver deluso i suoi genitori. Tale aspetto non fa altro che aumentare tensione, esitazione e timore nell’esprimersi.

– Aiutatelo a riconoscere e ad esprimere le sue emozioni, come la rabbia. Spesso la balbuzie è data da una tensione dovuta all’inibizione di certi stati emotivi e alla difficoltà nel tirarli fuori.

– NON concentrarsi troppo sulla balbuzie, parlando sempre di questa difficoltà con il bambino o addirittura con altre persone, davanti a lui. Il bambino non è la problematica e va visto nella sua interezza, non solo per il suo problema.

– Rinforzare i suoi punti di forza e le sue capacità, accompagnandolo con sicurezza verso le sue autonomie, dandogli valore e nutrendo la sua autostima.

Bisogna fare attenzione a tali comportamenti che potrebbero, se non adeguatamente seguiti, accentuare la problematica del bambino.

 

La balbuzie, con alcuni accorgimenti, può regredire in poco tempo e non influire eccessivamente sulla qualità di vita del bambino. Tuttavia, se persiste, se la difficoltà diventa evidente e il bambino è a disagio con i compagni e nelle relazioni e tende ad evitare alcune situazioni, è importante consultare precocemente i professionisti, prima che il problema si stabilizzi e sia poi più difficile intervenire.

Redazione AdoleScienza.it

 

Riferimenti Bibliografici

American Psychiatric Association (2014). Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali. Quinta edizione. DSM-5. Raffaello Cortina, Milano.

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