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Rimproverare senza svalutare i figli. Qualche piccolo consiglio


La comunicazione con i figli non è sempre facile ed efficace e spesso la relazione è influenzata dalle numerose aspettative che il genitore riveste nei confronti del figlio.

Può accadere che di fronte ad un insuccesso scolastico, ad un comportamento sbagliato, al disordine, il genitore si senta deluso, non rispettato nel suo ruolo e possa assumere un comportamento svalutante nei confronti del figlio, talvolta ipercritico o perché non se ne rende conto o perché pensa che facendo così possa spronarlo a migliorarsi, ad assumersi maggiormente le sue responsabilità, per evitare di fargli fare ulteriori errori, senza comprendere che certe volte il figlio subisce queste critiche e si rischia di ottenere l’effetto contrario.

Ogni volta che torno a casa con un voto ho paura a dirlo ai miei genitori perché dicono che non mi impegno abbastanza e li faccio soffrire”

“Quello che faccio non gli va mai bene, hanno sempre da lamentarsi e mi paragonano ai figli degli altri”

“Spesso quando mia madre si arrabbia mi dice che sono una delusione”

“Anche quando discuto con mia sorella più piccola mio padre dice che è sempre colpa mia perché io che sono più grande non sono in grado di dare il buon esempio”

La conseguenza è che l’essere iper-criticati o l’essere svalutati, intacca l’autostima e la sicurezza personale portano ad avere una scarsa fiducia di sé stessi, a sentirsi poco sicuri ed incidono fortemente sull’umore, sulle relazioni e sulle prestazioni. Inoltre, si può manifestare la possibilità che possano verificarsi dei veri e propri stati di ansia connessi alla paura del giudizio, favorendo anche un’ansia da prestazione.

COME E’ MEGLIO COMPORTARSI?

Presupposto indispensabile affinché un figlio possa imparare a credere in sé è che i genitori per primi credano in lui.

Ecco qualche piccolo consiglio per essere dei genitori efficaci e consapevoli:

Il figlio ha bisogno delle conferme del genitore, ha bisogno di non sentirsi sempre sbagliato e di non essere la causa delle sue sofferenze. Il rinforzo della madre e/o del padre lo aiuta a sentirsi più sicuro in una fase in cui sta cercando di separarsi a livello psicologico dagli adulti e di individuarsi come figura autonoma.

Anche se fanno i grandi e sembrano irremovibili, dentro soffrono perché non sono poi così sicuri, anche il rifiuto apparente spesso nasconde una ricerca del genitore e della sua approvazione, soprattutto quando si devono assumere delle responsabilità.

Dovete lasciare spazio di movimento al figlio, è importante permettergli di sperimentarsi attraverso prove ed errori. Sbagliare, vivere in prima persona, è esperienza ed aiuta il ragazzo a responsabilizzarsi e ad essere più consapevole, quindi a sperimentare una maggiore auto efficacia.

Ricordatevi che per essere genitori efficaci dovete evitare le punizioni e le paternali, hanno un rifiuto per questo tipo di comunicazione. L’obiettivo del genitore è il risultato ottimale, ossia il benessere del figlio, non il proprio, quindi prima di tutto è importante comprendere le motivazioni sottostanti un dato comportamento per cercare di trovare la soluzione migliore per risolvere il problema. Molte volte non è come sembra ai vostri occhi.

Spiegare sempre il senso dei vostri NO e dei vostri paletti, non imporgli il vostro volere facendogli subire le vostre decisioni. Anche le punizioni devono essere comprese altrimenti sono inutili e vanno ad intaccare il vostro rapporto.

Evitare di criticare e di dire quello che si pensa quando si è arrabbiati poiché spesso la rabbia fa esagerare e fa dire ciò che non si pensa veramente. Non scrivere messaggi di insulti ai figli perché viene vissuto come una ulteriore svalutazione (non mi guarda neanche in faccia!) e non mettere frasi indirette sui social network che fanno pensare che siete delusi ed amareggiati perché pensano siano diretti a loro e non si sentono degni neanche di essere sgridati.

Rinforzateli ed incoraggiateli anche di fronte agli insuccessi, dandogli delle strategie utili per arrivare al raggiungimento del proprio obiettivo.

Non considerate i consigli come obblighi. Un consiglio deve essere qualcosa che permette al figlio di pensare e riflettere, così da renderlo autonomo ed indipendente anche sulle scelte future.

Non fate continui confronti con i fratelli, i compagni di scuola o sportivi o con i figli degli amici. Ognuno ha i propri obiettivi da raggiungere con i propri mezzi e tempi, in base alle proprie caratteristiche individuali.

Non esiste la perfezione. Come non esiste il genitore perfetto, non esiste neanche il figlio perfetto. Se il figlio sente che voi non siete mai soddisfatti di lui si sente troppo pressato psicologicamente e rischia di abbattersi o di vivere alla costante ricerca della vostra approvazione, con grandi sofferenze ed insicurezze.

 

La vita è fatta anche di sbagli, ma questo non significa che siamo persone sbagliate.

Vuole semplicemente dire che abbiamo sbagliato.

 

Redazione AdoleScienza.it

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