paure bambini

Se fai il cattivo arriva l’uomo nero o il lupo cattivo. Perché non dire queste frasi ai bambini?


Se fai il cattivo arriva l’uomo nero

  Se fai il cattivo arriva il lupo cattivo

 

Serve davvero una figura che spaventi il bambino per inibire i suoi comportamenti? Bisogna veramente intimorirlo e farlo spaventare per farsi obbedire?

È monello, è ingestibile, non so come fare e questo è talvolta l’unico modo per inibire i suoi comportamenti” raccontano spesso i genitori.

Ma è giusto che sia un genitore ad incutere terrore nel figlio? È giusto che sia una madre o un padre a minacciarlo di abbandonarlo e di intaccare il legame affettivo o di fiducia perché non riescono a farsi ubbidire in altro modo?

I bambini hanno da affrontare le loro paure, soprattutto nella fase di crescita. Hanno il timore di staccarsi dalle figure di accudimento, esempio quando vanno all’asilo o alla scuola materna, soprattutto il primo periodo, vivono nel rinforzo di questo legame che si solidifica giorno dopo giorno, fatto di prove ed errori, di domande e risposte, di bisogni e di corrispondenza, nonché di riconoscimento. Se nasce un fratellino hanno paura che gli possa rubare l’amore dei genitori, quando gli adulti osannano gli altri bambini o i talenti televisivi hanno timore di non essere abbastanza per loro. In questi anni si deve rinforzare l’autostima, mettere le basi per una solidità psichica e integrità, si deve sperimentare un valore di sé attraverso la relazione genitore-figlio e rinforzare il vissuto di auto-efficacia.

Il genitore ha il dovere di spiegare al figlio il perché determinate cose si possono fare e altre no, quando è possibile farle e quando no. I limiti, i no del genitore sono le basi per lo sviluppo di un senso morale congruo, dei valori, dei confini psichici. Il figlio man mano che cresce sperimenta se stesso e mette alla prova il genitore anche attraverso la rottura delle regole che è funzionale alla crescita. Il ruolo del padre o della madre è quello di far capire quando si può infrangere e quando no, senza pensare che il figlio possa obbedire come un soldatino e corrispondere sempre al figlio ideale.

Bisogna creare un dialogo, uno scambio fin da quando sono piccoli, abituarli al confronto e al dibattito, a tollerare la frustrazione delle regole, si può discutere in maniera costruttiva, al limite arrabbiarsi quando serve e anche punirli se la punizione è contestualizzata, non è fine a stessa, ha un senso e viene spiegata. In questo modo non viene intaccata la relazione genitore-figlio e il legame di fiducia.

Non si può delegare a terzi, non si può far intervenire una terza persona nella relazione che prende posizione con il figlio. Non si può pensare che spaventare un bambino che pensa di essere abbandonato dai genitori da un momento all’altro, sia un comportamento educativo. Tanti bambini sviluppano la paura del buio, il terrore di questo scuro che può fargli del male, di questo uomo nero che può essere presente nella loro stanza o casa. Hanno difficoltà ad addormentarsi da soli e a volte vogliono la luce accesa perché hanno l’ansia che possa accadergli qualcosa di brutto e devono controllare l’ambiente che li circonda, altre volte fanno brutti sogni, o si svegliano e cercano i genitori.

Il piccolo avrà terrore di sbagliare, di essere portato via, che gli possano accadere delle cose brutte, che il genitore non lo vuole più se fa il monello o il cattivo.

Perché far crescere un bimbo con la paura di non andare bene per quello che fa e quindi di essere portato via. Oltretutto, se poi l’uomo nero non viene mai chiamato, se il lupo cattivo non arriva mai, il genitore perde credibilità e autorevolezza, il figlio non crederà più a quello che dice e in adolescenza non farà più caso alle sue minacce fasulle con cui lo ha fatto crescere durante tutta la sua vita, portandosi dietro solo delle inutili paure.

 

di Maura Manca, Psicoterapeuta

Presidente Osservatorio Nazionale Adolescenza

Direttore di AdoleScienza.it

 

 

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