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Se un figlio viene escluso dai compagni, come bisogna comportarsi?


Può capitare, soprattutto a scuola, che un bambino si senta escluso dai compagni, dai giochi, dalle feste e dalle loro interazioni. I genitori vorrebbero aiutare il figlio, spesso non sanno che significato dare a certe dinamiche e come intervenire in questi casi.

Quando i bambini si ritrovano in classe o in altri contesti di socializzazione, come nell’attività sportiva, al parco, all’oratorio, formano facilmente dei piccoli gruppetti: questo è normale, perché si tende a stare con chi ci si trova meglio, con chi ci sta più simpatico ma se un bambino si sente messo da parte dagli altri?

Certi fenomeni sembrano essere sempre più frequenti perché ci troviamo anche in una società in cui è alta la competizione, i bambini sono spinti a primeggiare e riescono meno a mettersi nei panni degli altri. Già dalla scuola materna o primaria, è possibile sentire frasi come “tu non giochi con noi”, “sei brutto”, soprattutto verso chi è più introverso e sensibile.

Certo ogni situazione è a se stante, può trattarsi di un episodio o di una dinamica che tende a ripetersi, sicuramente è una situazione spiacevole che molte volte fa soffrire il bambino, il quale può sentirsi diverso, inadeguato e non voluto.


Cosa possono fare i genitori per aiutare il figlio?

1. Mettetevi nei suoi panni e comprendete il suo stato d’animo.

Prima di intervenire, fare l’interrogatorio o imporre il proprio punto di vista, è importante mettersi nei panni del bambino e farlo sentire riconosciuto nelle sue emozioni. Non ha bisogno di consigli e soluzioni immediate, dovete fargli capire che comprendete realmente come si sente, magari anche raccontando episodi simili che anche voi avete vissuto quando eravate piccoli: questo gli permetterà di non sentirsi solo e di sapere che può contare su di voi.

2. Non intervenite subito e non sostituitevi a lui.

Bisogna assolutamente evitare di prendere subito in mano la situazione e intervenire al suo posto, andando ad esempio a parlare con i bambini che lo escludono o con i loro genitori. È importante capire prima bene cosa è successo e ascoltare il figlio, altrimenti rischiate di far passare il messaggio che non è in grado di cavarsela da solo e che ha sempre bisogno dell’intervento genitoriale, facendolo sentire incapace e inadeguato.

3. Aiutatelo a riflettere su quanto successo.

Fategli parlare rispetto a quanto successo per capire se si tratta di un piccolo rifiuto che è stato vissuto male dal bambino oppure di dinamiche pericolose che rischiano di cronicizzarsi. Bisogna farlo riflettere sul fatto che è normale che ci siano delle simpatie e antipatie e che non si può piacere a tutti: può capitare di trovarsi in situazioni spiacevoli oppure può anche trattarsi di una semplice incomprensione che si può chiarire e affrontare. Il bambino può trarre degli insegnamenti: ad esempio può rendersi conto che forse alcuni suoi atteggiamenti sono stati fraintesi, imparare a capire se un bambino può essere un vero amico, cioè se si sta comportando bene o se gli sta mancando di rispetto e con quali compagni si trova meglio.

4. Non drammatizzate e né sminuite.

Evitate di avere reazioni esagerate, di rabbia o allarmistiche, altrimenti andrete ad amplificare il vissuto del bambino piuttosto che trasmettergli sicurezza e fiducia. Non aggiungete ulteriore preoccupazione, ma cercate di mantenere un atteggiamento calmo e rassicurante. Non significa neanche che dovete sminuire, con frasi del tipo “che vuoi che sia”, “non fa niente”, “non è grave”, altrimenti rischierete di lasciare vostro figlio solo nel suo vissuto e di fare errori di valutazione, soprattutto se si tratta di dinamiche più pericolose che si stanno radicando.

5. Sostenetelo e aiutatelo a trovare delle strategie.

Prima di fornirgli dei consigli, cercate di chiedergli cosa potrebbe fare in questa situazione, ipotizzando delle soluzioni. È importante fargli capire che si possono trovare delle strategie insieme per affrontare quanto accaduto: è importante in generale andare a rinforzare la sua autostima e il suo valore, così che si senta più sicuro nell’affrontare anche questo tipo di situazioni spiacevoli.

6. Proponete delle attività da fare con qualche compagno a casa.

Se anche ci sono dei bambini che non lo coinvolgono in alcune attività, è importante che abbia comunque degli amici e dei compagni con cui giocare, parlare e sentirsi a suo agio. Cercate di mantenere attive le sue relazioni e di stimolare dei momenti di socializzazione e condivisione, invitando ad esempio alcuni bambini a giocare a casa, a fare i compiti o delle attività insieme, così da favorire maggiore vicinanza tra loro.

 

Redazione AdoleScienza.it