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Bambini oppositivi in classe. La difficile relazione con gli insegnanti


Bambini che sfidano l’autorità, che sembrano voler provocare reazioni esasperate negli adulti, che infrangono le regole e che spesso vengono esclusi dai compagni e dai giochi.

Anche la punizione può divenire, talvolta, un momento e una possibilità per opporsi all’adulto e può non determinare gli effetti attesi. Tali comportamenti possono rientrare all’interno del Disturbo Oppositivo Provocatorio (DOP), disturbo che si manifesta soprattutto durante l’infanzia e la preadolescenza, caratterizzato da una modalità ricorrente di comportamento ostile e di sfida.

La diagnosi in età evolutiva è resa difficile dal fatto che il bambino attraversa un periodo di repentini cambiamenti che influenzano il suo sviluppo fisico e mentale. Cambiano i suoi atteggiamenti, i suoi comportamenti, il suo modo di entrare in relazione con l’ambiente esterno e ciò che è normale in una fase può diventare problematico se persiste in una fase successiva.

Alcuni comportamenti oppositivi e provocatori sono, infatti, tipici di determinate fasi della crescita e si possono riscontrare in tutti i bambini in alcune fasi o momenti dello sviluppo. In presenza di un disturbo, tuttavia, alcune caratteristiche diventano esasperate, sono presenti per la maggior parte del tempo e per molti mesi, fino a compromettere l’inserimento sociale e scolastico del bambino.

Gestire i comportamenti di un bambino con Disturbo Oppositivo Provocatorio in classe può essere difficile e spesso fonte di stanchezza, rabbia e frustrazione. Questo può portare l’insegnante o l’educatore a cogliere i comportamenti del bambino, che cerca di testare l’affetto e la presenza dell’adulto, come una sfida personale.

È importante riconoscere e considerare che, spesso, il bambino ha un’immagine di sé svalutante, si considera incapace o indegno dell’attenzione altrui, si sente rifiutato e, al contempo, sente di essere lui stesso la causa del suo isolamento. Può così manifestare anche bassi livelli di autostima e, talvolta, Disturbi dell’Umore.

Tenendo in considerazione il fatto che il comportamento oppositivo nei bambini può rappresentare una risposta disfunzionale a un disagio, il modo migliore per relazionarsi con questi allievi è ascoltarli, immaginarne i vissuti, prestare attenzione ai loro bisogni e alle loro difficoltà, poiché da esse scaturisce la loro specifica modalità comunicativa.

Alcune strategie che l’insegnante può adottare consistono nel:

• comunicare con il bambino in modo chiaro e pacato ma al contempo fermo, senza mai interrompere la relazione con lui;

• mostrare un reale interesse a comprenderlo e sostenerlo anche quando assume atteggiamenti o comportamenti provocatori;

• valorizzare i punti di forza e le risorse del bambino, affidandogli delle piccole responsabilità che lo mettano in una posizione di guida rispetto agli altri, senza rischiare la frustrazione;

• decidere regole chiare che dovranno essere seguite a casa e a scuola;

• essere sempre chiari e leali, anche laddove è necessario un rimprovero;

• fornire un modello di riferimento ricordando che il comportamento dell’adulto può, a propria volta, rinforzare il comportamento oppositivo del bambino;

• proporre, quando possibile, giochi di squadra in cui l’opposizione si possa esprimere in modo ludico e cooperativo, mostrando che può anche essere funzionale in contesti e situazioni specifiche.

Redazione AdoleScienza.it

Riferimenti Bibliografici

American Psychiatric Association (2000). DSM-IV-TR. Manuale statistico e diagnostico dei disturbi mentali. Masson, Milano.

Colvin G., Ainge D., Nelson R. (1998). Provocazioni ed aggressioni verso gli insegnanti: alcune strategie educative. Difficoltà di apprendimento, vol. 3.

Convertino O., Pellegrini S., Manzutto S., Murtas M. (2013). Insegnanti che guidano la classe. Narcissus.me Editore.