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Bulli contro professori. Insegnanti in panne, serve aiuto


In questo anno di lavoro con il corpo docente, di incontri atti a fornirgli strumenti concreti per gestire i problemi dentro le classi con i ragazzi, ci districhiamo tra: sconforto, perplessità e tra chi, ancora, ha voglia di cambiare le cose e chi, invece, si sente attaccato e svilito nel proprio ruolo, chi è stanco di combattere contro i mulini a vento e chi vuole capire e trovare una soluzione ad una condizione che si aggrava giorno dopo giorno, come se ci trovassimo ad affrontare una malattia incurabile.

Abbiamo ben chiaro cosa accada realmente all’interno delle classi, perché io credo che la maggior parte delle persone, soprattutto quelle che sparano a raffica critiche superficiali e banali su video e immagini che vedono in rete condivisi da un profilo all’altro, accompagnati da frasi di sgomento, non conosca minimamente cosa accade quotidianamente nelle scuole italiane e parli senza sapere. Qui non è questione di esprimere un’opinione personale, qui parliamo di attacchi gratuiti ad un corpo docente in affanno.


Molti insegnanti si sentono sviliti e sminuiti nella loro figura, perché oggi svolgere questa professione è estremamente difficile, sono bombardati da tutti i fronti e pressati da un sistema che non li mette in condizioni di svolgere il proprio lavoro.


NON è come crede la gente comune che con punizioni e sanzioni esemplari si possa risolvere un problema così complesso. Ma scusate, se fosse così semplice, se un inasprimento delle pene fosse la soluzione, non potete pensare che i problemi sarebbero parzialmente risolti o risolvibili, invece che incrementare ed aggravarsi in termini di frequenza e di gravità giorno dopo giorno? Stiamo parlando di problemi complessi che non possono avere una soluzione semplice.

Un ragazzo che si comporta con rabbia e aggressività fisica e verbale nei confronti di un docente e della autorità in generale, è un adolescente che non riconosce il ruolo di chi ha davanti, che non vede un contesto con delle regole, che è abituato a comportarsi in questo modo, per cui, anche toglierlo da una scuola e buttarlo in mezzo a una famiglia che non è in grado di accoglierlo, significa abbandonarlo in mezzo ad una strada o a se stesso, condannarlo a morte e, credetemi, nessun vero insegnante si sentirebbe di fare una cosa del genere.

Il problema è che sono soli nel combattere questa battaglia, e che è richiesta una didattica sempre più individuale, una risoluzione del problema del singolo, dovrebbero gestire i problemi sempre più gravi dei ragazzi uno ad uno, separatamente, oggi non hanno più davanti un gruppo classe, ma problematiche specifiche di ognuno.

Quindi il problema non è più legato alla gestione di un gruppo classe, ma è la gestione del singolo e, nel momento in cui, la gestione è del singolo, un insegnante non può fare lezione e rapportarsi agli allievi applicando piani individualizzati formativi, educativi e pedagogici, non ne hanno le competenze, il ruolo e il tempo.

Tutto questo accade perché i ragazzi non hanno le famiglie dietro che li sostengono e li aiutano, anzi, troppe volte ci troviamo di fronte al contrario, spesso gli insegnanti non hanno libertà di movimento, quando prendono una posizione netta vengono bloccati, per cui si ritrovano incastrati a salvare il salvabile.

Non sto parlando di quegli insegnanti distorti, deviati e patologici che purtroppo si trovano in tante scuole, che non vedono a un palmo dal naso loro. Questa non è la scuola italiana, sono persone disturbate che ci sono e che purtroppo non vengono valutate, monitorate e allontanate dal ruolo dell’insegnamento, ma questo è un altro problema sistemico che non vuole essere risolto.


Io sto parlando di quel corpo docente che cerca di aiutare gli alunni e che non riesce più a gestire la patologia crescente, che ha bisogno di più figure professionali al loro fianco, di sostegno e di aiuto specializzato, perché oggi parliamo di mal-educazione, analfabetizzazione emotiva e di tutta una serie di problemi molto gravi, e di patologia, non solo disturbi dell’apprendimento, ma anche del comportamento, per cui un docente da solo non può contrastare i singoli allievi e i loro genitori, è chiaramente una lotta impari.


Allo stesso tempo non può neanche prendere e reagire con violenza, perché, se tutti iniziassimo a reagire con violenza, andremo solo a rinforzare il problema. Se noi li denunciamo e li abbandoniamo ad una società e ad un sistema che non è in grado di accogliere la devianza, rischiamo di rinforzare ulteriormente queste patologie, acquisite in casa, che si manifestano all’interno della scuola e del gruppo classe, che arrivano alla scuola secondaria di secondo grado senza essere riconosciuti e fermati per tempo.

Ognuno se ne lava le mani, si gioca allo scarica barile, ogni ciclo scolastico butta e lancia i problemi all’altro ciclo scolastico, soprattutto quando si trovano in quinta elementare, in terza media o quinta superiore, delegando agli altri i problemi. Inoltre, anche i genitori delegano i problemi a diagnosi o a qualsiasi altra cosa che non li responsabilizzi in prima persona, facendo ricadere la colpa sulla scuola o su qualche patologia del figlio.

La violenza non è la cura per la violenza

Un docente non può prendere a schiaffi un alunno, picchiarlo o aggredirlo, un insegnante deve mettersi una mano sulla coscienza e capire qual è l’intervento che nuoce di meno ad un allievo, quello che risulta più educativo, anche se in quel momento sembra una scelta infelice agli occhi di chi non vive la scuola.

Io credo che sia assurdo che si giudichi dall’esterno senza conoscere le specifiche condizioni in cui si vive dentro le mura scolastiche, e sono fermamente convinta che nessuno dei “giudici social” si possa permettere di dire determinate cose nei confronti degli insegnanti, che è vergognoso che vengano divulgati mediaticamente i video in cui si fa passare un docente per un idiota e per un imbecille, senza tutelare il rispetto di chi svolge ogni giorno un lavoro cercando, di gestire una giungla e una bolgia.

Anche questa è violenza, non è diritto di cronaca.

E’ assurdo mettere un corpo docente e dei ragazzini in pasto ai social facendo vedere solo un’estrapolazione di un problema più macroscopico porta a fare inferenze da parte di chi non ha le competenze per parlare. Se vogliamo tutelare ragazzi e docenti, cioè la scuola, li dobbiamo aiutare concretamente, bisogna investire bene i fondi, inserire figure professionali e specializzate dentro le scuole soprattutto per dargli gli strumenti adeguati perché in questi anni mi trovo a dover dare indicazioni e supporto per gestire singole situazioni, una più grave dell’altra.

La cosa più importante che bisogna fare, quindi, è cercare di capire come reintegrare questi ragazzi, di creargli percorsi alternativi, non di allontanamento dalla scuola, ma di inclusione, perché tante volte lo fanno anche per avere un ruolo con i compagni, per farsi vedere in un determinato modo perché hanno delle gravi problematiche emotive e comportamentali.

Serve aiuto, la scuola è in panne, ma serve un aiuto rapido e concreto, si deve riformare il sistema e valutare le nuove problematiche, prima che vada tutto a fondo.

Se non si interviene su tutti questi aspetti, è inutile dire che oggi li denunciamo o come chiedono in tanti, li mandiamo in galera, per il semplice motivo che loro sono il nostro futuro, la nostra società e a quanto pare a nessuno della loro salute interessa. Questo non significa giustificarli e non sanzionarli, ma non ci dobbiamo dimenticare dell’importanza della funzione pedagogica della sanzione e della pena, sia per chi commette il reato che per chi guarda e apprende in maniera indiretta.

L’articolo è stato ripreso integralmente dal mio blog AdoleScienza de L’Espresso:

http://adolescienza.blogautore.espresso.repubblica.it/2018/04/19/bulli-contro-professori-insegnanti-in-panne-serve-aiuto/

di Maura Manca