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Difficoltà scolastiche? Non sempre c’è una mancanza di volontà, a volte ci sono specifici disturbi


Quando si parla di Disturbi Specifici dell’Apprendimento si fa sempre riferimento alla diagnosi, ai sintomi manifesti del disturbo, alle misure compensative o dispensative attuate in classe. Ci si sofferma poco a pensare al vissuto emotivo del ragazzo o del bambino.

Come sta a scuola con i suoi compagni? Come si rapporta con gli insegnanti? Ha risorse sufficienti per affrontare le difficoltà?

In Italia circa il 3-4% della popolazione in età scolare soffre di un disturbo specifico, ma solo l’1% di questa popolazione ottiene una diagnosi presso i Servizi Sanitari pubblici. Il mancato riconoscimento di un DSA si ripercuote in maniera importante sulla carriera scolastica e, ancora dopo, su quella lavorativa di una persona, con risvolti a livello psicologico e sociale: creazione di un sé scolastico negativo, basso livello di autoefficacia e disadattamento sociale.


Ma cosa si può osservare a livello emotivo in ragazzi con diagnosi formale di DSA e in quelli che fanno i conti quotidianamente con le difficoltà, ma che non sono stati riconosciuti? Ci sono delle differenze rispetto ai loro coetanei a “sviluppo tipico” che non hanno problemi di apprendimento?

Sembra proprio di si e il dato interessante è che tali differenze riguardano soprattutto i vissuti emotivi e la struttura di personalità. In questa popolazione di ragazzi si può osservare una bassa percezione di benessere emotivo caratterizzato da:

  • Alti livelli di ansia nella vita quotidiana, anche in ambiti non legati allo studio e all’apprendimento;
  • Elevato rischio di depressione: presenza di pensieri negativi riguardanti se stessi, l’ambiente in cui si vive e il proprio futuro, che possono sfociare in comportamenti disfunzionali e anche in atti suicidari;
  • Immagine negativa di sé e bassi livelli di autostima, sia scolastica che interpersonale: le difficoltà sperimentate in ambito scolastico limitano e modificano anche le relazioni con i compagni di classe;
  • Tendenza ad attribuire i fallimenti a cause interne dovute alle proprie difficoltà: non avendo una buona autostima e un buon livello di autoefficacia, i fallimenti sono sempre visti come conseguenza di scarse capacità personali.
  • Tendenza a vivere i successi scolastici non come traguardi raggiunti grazie alle proprie risorse (giudicate carenti e deficitarie),ma solo come il risultato di un insieme di enormi sforzi profusi per raggiungere l’obiettivo.

Un fattore chiave per il benessere emotivo del ragazzo è la famiglia: avere delle buone relazioni e ricoprire un ruolo importante all’interno delle dinamiche familiari è un fattore protettivo e consente di raggiungere un buon livello di benessere individuale.

Il ruolo attivo dei genitori nell’educazione dei figli, la capacità genitoriale di ascoltare e riconoscere le proprie emozioni e di saperle interpretare e approfondire con i figli, sono aspetti che contribuiscono ad innalzare i livelli di benessere di tutta la famiglia e, di riflesso, dei singoli membri.

Sempre di più la scuola,in sinergia con la famiglia, deve saper intercettare le fragilità emotive che si possono associare ai disturbi di apprendimento e farsi promotrice del benessere dei suoi ragazzi per formarli non solo dal punto di vista “scolastico”, ma anche dal punto di vista emotivo e relazionale.

Questa è la vera sfida educativa che va accolta e perseguita con determinazione per consentire ai ragazzi di diventare adulti maturi dal punto di vista emotivo,con un buon assetto psicologico e capaci di gestire in maniera efficace le varie dinamiche di relazione.

 

di Irene Lorusso, Psicologa

Esperta in valutazione e riabilitazione dei Disturbi Cognitivi e dell’Apprendimento

Riferimenti Bibliografici

Picasso M., Marzocchi G.M. (2017), Il benessere scolastico, e non solo, nei bambini con disturbi specifici dell’apprendimento: una rassegna critica, Dislessia, vol. 14, n. 1: pp 65-81.