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Disturbi dell’apprendimento sempre più frequenti anche tra gli adolescenti. Perché?


Negli ultimi anni sempre più di frequente i clinici si trovano di fronte a ragazzi adolescenti o ad adulti che arrivano per la prima volta in consultazione per un sospetto Disturbo di Apprendimento (DSA).

Ancora troppi ragazzi di scuola secondaria non hanno trovato un nome e una causa alle difficoltà e alle frustrazioni che sperimentano quotidianamente sulla propria pelle, attribuendo il mancato successo soltanto a ragioni generiche, come lo scarso impegno o un non efficace metodo di studio.

La scuola secondaria si presenta con un corpo docente impreparato ad approcciare studenti con DSA ed anche i già oberati servizi sanitari per l’età evolutiva non possono prendere in carico ragazzi che abbiano compiuto 18 anni. Oltre a questo, va segnalata anche la mancanza di strumenti diagnostici adeguati per effettuare una corretta valutazione clinica in questa fascia di età.

I disturbi dell’apprendimento si evolvono con la crescita e possono assumere delle fattezze diverse, lasciando la persona in una situazione di disagio che può sfociare in patologia.

Individuare un disturbo di apprendimento in un ragazzo o in un adulto è fondamentale per poterne agevolare le scelte di vita, per non precludere il prosieguo degli studi e una soddisfacente vita lavorativa.

Ma perché un quadro clinico di DSA può conclamarsi in maniera evidente e franca solo in adolescenza?

Nel nostro sistema scolastico lo studio veicolato dalla lettura del testo assume un’importanza sempre maggiore con il procedere del grado di scolarizzazione. Se nella scuola primaria molti contenuti possono essere veicolati attraverso l’ascolto, consentendo ai bambini di ottenere, seppure con fatica, una buona riuscita scolastica, nella scuola secondaria la strategia basata sull’ascolto comincia a non essere più efficiente, la quantità di materiale assegnato è maggiore, le attività di lettura e di scrittura richieste diventano insostenibili.

È proprio in questo contesto che si palesano in modo dirompente le difficoltà fino a quel momento celate.


Le quotidiane frustrazioni accumulate nel tempo e causate da manifestazioni di disturbi specifici non riconosciuti entrano in relazione con le problematiche tipiche della fase adolescenziale (ribellione, inquietudine, turbamento interiore) e possono portare questi ragazzi a mettere in atto comportamenti psicopatologici.


Alla luce di questo quadro, molto spesso la diagnosi in tarda adolescenza, o addirittura in età adulta, assume una valenza enorme, rappresenta un momento di liberazione e una grande opportunità di riscatto, poiché consente di spiegare a se stessi e agli altri le cause delle difficoltà sperimentate nelle varie situazioni.

La propria storia scolastica e la propria “immagine cognitiva” vengono ristrutturate, finalmente ci si può costruire un’altra idea di sé.

Anche il proprio futuro può prendere traiettorie diverse: la scelta di una scuola superiore rispetto ad un’altra, la decisione di proseguire gli studi e di non abbandonare il percorso scolastico, la scelta di intraprendere un corso universitario, sono tutte opzioni che si aprono davanti agli occhi di questi ragazzi.


Affrontare le scelte di vita, conoscendo quelle che sono le reali potenzialità e avere la possibilità di trovare delle soluzioni alternative per raggiungere i propri obiettivi o desideri, senza preclusioni di sorta, rappresenta un dovere nei confronti della persona.


di Irene Lorusso, Psicologa

Esperta in valutazione e riabilitazione dei Disturbi Cognitivi e dell’Apprendimento