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E quando i bulli sono i professori?


La parola più battuta dalle testate giornalistiche credo sia Bullismo. Fa notizia e l’allarme cyberbullismo è all’ordine del giorno. Si raccontano storie di compagni aggressivi, di esclusioni, derisioni e violenze. Tutto questo, in genere, avviene dentro le mura scolastiche e si trascina spesso fino alla stanza della propria abitazione dentro uno smartphone.

Il bullismo, però, non è purtroppo solo questo perché raramente viene raccontato quello che accade realmente dentro una classe e dentro una scuola. Siamo un Paese omertoso in cui è raro trovare qualcuno in grado di assumersi le proprie responsabilità.

Per questa ragione racconto la storia di alcuni ragazzi, che sono solo alcuni dei tantissimi bambini e adolescenti PRESI DI MIRA DAI PROFESSORI, da coloro che dovrebbero educare, dare il buon esempio, insegnare, tutelare e proteggere un minore che viene affidato da un genitore alla scuola.

Sonia aveva 11 anni quando la professoressa la chiamava “asina” perché semplicemente aveva un disturbo dell’apprendimento e non riusciva a reggere il ritmo degli altri compagni. La chiamava alla cattedra dicendo “vediamo ora la deficiente cosa ha da dirci”. SE UN ADULTO, SE UN PROFESSORE LEGITTIMA UN TALE COMPORTAMENTO PERCHÉ È IL PRIMO A FARLO, NON SI RENDE CONTO CHE INDIRETTAMENTE STA AUTORIZZANDO TUTTA LA CLASSE A COMPORTARSI NELLO STESSO MODO. E fu così che la povera Sonia per tutti gli anni delle medie ha subito sistematicamente forme di bullismo in classe.

Francesco era balbuziente, un ragazzo timido ed introverso che un giorno alle scuole medie decide di offrirsi volontario per leggere un brano ad alta voce davanti a tutta la classe. Mai lo avesse fatto, fu il pretesto per essere umiliato dalla professoressa pubblicamente davanti a tutta la classe: “è meglio che non leggi tu altrimenti trascorriamo tutta la mattinata su una frase, fai leggere un altro tuo compagno”. Da lì scattò la chiusura totale e una profonda vergogna. “Forse sono io lo sbagliato”, mi ripeteva e i compagni non aspettavano altro pretesto per ridere di lui e prenderlo in giro per il suo “difetto”.

A Ludovica era riservata la delicatezza del professore di ginnastica che la prendeva in giro perché era scoordinata e goffa perché in sovrappeso. Ovviamente i suoi compagni non si risparmiavano battute su battute e risate che laceravano più di un coltello. Ludovica dopo qualche anno si è ammalata di anoressia e ora combatte per uscire dal suo calvario e vive nel terrore di ingrassare per paura di essere nuovamente derisa.

Ora vediamo se questa volta hai capito razza di asina o se devo rispiegartelo altre 100 volte!”. “Perché i tuoi compagni capiscono e tu no? Non sarai mica deficiente?” Sono tutte frasi dolci e di incoraggiamento che spesso i docenti rivolgono ai poveri alunni che non sono al passo con la classe, che non sono integrati con tutto il gruppo classe.

Genitori disperati che fanno le lotte contro chi? Contro un adulto che dovrebbe essere il primo a rispettare e a comprendere? Lotte che spesso esasperano questi comportamenti. Più il genitore combatte, più l’insegnante si incattivisce. I Dirigenti Scolastici spesso e volentieri non prendono posizione, non si scagliano contro un loro docente che, ovviamente, accusa il ragazzo o la ragazza di essersela cercata o di inventarsi le cose. “Signora, sua figlia è una bugiarda, si inventa le cose”.

UNA PREVARICAZIONE NELLA PREVARICAZIONE. DOVE CI SI APPIGLIA PER USCIRE DA QUESTO CARNAIO SE ANCHE I DOCENTI SONO CONTRO?

E i compagni? È questo l’assurdo, ridono, non parlano, sono omertosi perché hanno paura di parlare per non essere presi di mira a loro volta.
Spesso si è costretti a cambiare scuola, a cercare un Istituto in cui i professori facciano i professori e non i carnefici. Ovviamente non sto generalizzando, sto parlando però di tanti casi reali e frequenti. Non tutti gli insegnanti sono così, fanno egregiamente il loro lavoro e sono sporcati da coloro che scaricano le proprie frustrazioni sui poveri allievi, i propri problemi sugli altri, che attaccano i più deboli perché sono dei vigliacchi e non sono in grado di fare un mestiere difficilissimo e delicato. La formazione è la base su cui si poggia il futuro di questi ragazzi e non possiamo pensare che invece di essere liberi di sbagliare, siano presi di mira per una qualche difficoltà.

Purtroppo questi casi non sono isolati, sono molto più frequenti di quello che si possa pensare. Sembra assurdo, sembra quasi impensabile, ma se abbiamo un numero sempre più elevato di maestre che picchiano i bambini, che li sottopongono a punizioni violente e a trattamenti particolarmente aggressivi, ci possiamo meravigliare di questo?

di Maura Manca, Psicoterapeuta

Presidente Osservatorio Nazionale Adolescenza

Direttore AdoleScienza.it

Articolo pubblicato il giorno 10 ottobre nel blog AdoleScienza.it sul sito de L’Espresso online. Vai al blog

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