professore scuola

Ennesima aggressione ad un docente da parte un allievo. Emergenza o cecità?


La cronaca riporta ormai un caso dopo l’altro di violenza fisica da parte di allievi nei confronti dei propri insegnanti. Non solo genitori violenti quindi, con un età di allievi coinvolti sempre più in calo.
Per chi lavora nelle scuole e con bambini e adolescenti, non sono notizie che lasciano a bocca aperta perché tocchiamo con mano quotidianamente tutta la violenza presente all’interno delle scuole di cui non si parla e di cui, all’esterno, non ci si rende conto.

Sembra che esista solo il bullismo dentro le scuole e si sottovaluta il problema più serio della prevaricazione, aggressività e violenza che scandiscono il ritmo delle relazioni all’interno delle classi, non solo tra compagni ma anche tra ragazzi e docenti e tra professori e studenti.

Ho suggerito sarcasticamente agi insegnanti di munirsi di una bella assicurazione sulla vita che copra anche i danni fisici e morali vista la frequenza con cui oggi i ragazzi scattano e non sanno controllarsi. Un ennesimo caso di cronaca, questa volta un pugno in faccia da parte di un ragazzino di scuola media che era già stato segnalato per problemi del comportamento, un’altra storia già scritta e sottovalutata o non riconosciuta come potenzialmente dannosa per se stesso e per gli altri.

Quando leggo i commenti scritti sotto queste notizie sorrido perché si inneggia alla violenza come unico mezzo correttivo per far rigare dritti questi ragazzini alla deriva. Si sottolinea che andrebbero picchiati, puniti, cacciati da scuola, sanzionati i genitori ecc… capisco il punto di vista di chi scrive, ma forse, si deve imparare anche a contestualizzare cosa realmente accade oggi, come vivono i ragazzi di questa epoca storica, come funzionano le cose oggi prima di rimpiangere il passato e fare i paragoni con la propria infanzia che oggi è preistoria.

Non si può tornare indietro e continuare a rimpiangere i tempi che furono, serve solo a perdere tempo e a non cercare soluzioni costruttive e funzionali a tutti. Sono cambiati i fondamenti dell’educazione, i modelli educativi, il ruolo della famiglia e della scuola. E’ cambiato il concetto di rispetto, non si riconoscono più i ruoli, ci sono pretese, diritti e non doveri, non sanno gestire minimamente le emozioni.

Ci interroghiamo sul perché siano così arroganti e violenti e basterebbe solo osservarli anche nell’ambiente domestico, sono abituati a non rispettare i genitori, a pretendere, a mettergli i piedi in testa, a rispondere in maniera maleducata e ci meravigliamo che lo siano anche a scuola contro i docenti? Non esiste il lei, non esiste il rispetto di chi è più grande, non hanno i fondamenti dell’educazione. Se sono abituati a mettere i piedi in testa a padri e madri, a urlare, a pestare i piedi, a pretendere, se imparano questa modalità di relazionarsi, di cosa ci meravigliamo?

Oltretutto, sono anche troppo consapevoli che non verrà messo in discussione il loro operato ma quello degli altri e della scuola. Il problema è che se li continuiamo a far crescere in questo modo, non impareranno a gestire nessun tipo di emozione e di relazione, non sapranno tollerare la frustrazione e applicheranno la legge dello scontro o del vittimismo. In questo modo non cresceranno adulti ma bambini mal-educati mascherati da adulti.

Il professore non è un genitore

Tutta la società è cambiata, i tempi, le abitudini, le esigenze, la scuola è rimasta indietro, è vecchia e cerca di affrontare problemi nuovi, senza gli strumenti e le risorse idonee. È come una barca con un buco nel fondo che cammina cercando con i secchi di buttar fuori tutta l’acqua possibile per evitare di affondare, con un’enorme fatica e dispendio energetico, sapendo che molto più prima che poi, si affonderà.

Un professore non può gestire in una singola classe tutti i disturbi emotivi e comportamentali degli alunni, nonché dell’apprendimento, stare attento al bullismo, a chi ha problemi a casa e portare avanti i programmi ecc….Ognuno ha le sue esigenze, ognuno ha i suoi problemi.

Non ci si deve focalizzare solo sulla numerosità della classi, ma anche sul tasso di problematicità di tanti ragazzi che vengono parcheggiati dalla famiglia nella scuola con la speranza che un docente svolga anche un ruolo genitoriale e che in qualche modo riesca a rieducarli visto che loro in qualche modo non ci sono riusciti.

Quando si varcano le porte di numerose scuole, tendenzialmente pubbliche, sembra di vivere in un girone dell’inferno dantesco. Non può gravare tutto sulle spalle di un docente. Per onor di cronaca si deve anche dire che, nonostante la maggior parte di loro siano delle persone eccezionali che prendono il lavoro come una missione di vita, ci sono anche le mele marce che dovrebbero stare a casa e non dietro una cattedra a fare più danni.

Nella scuola servono risorse vere, preparate, competenti ed efficaci, e invece, non ci sono fondi sufficienti da investire e dedicare alla salute dei bambini e adolescenti. Si deve puntare su psicologi specializzati nell’età evolutiva, educatori e su personale ultra specializzato in grado di riconoscere indicatori e segnali ed intervenire con strategie efficaci, non tuttologi e personale che non sa neanche da dove partire, che collude con le famiglie per paura di prendere denunce.

Io che lavoro nelle scuole da 20 anni, vedo un degrado pazzesco, secondo me siamo ad un punto di non ritorno, tutto abbandonato a se stesso senza capire che questi ragazzi e docenti hanno bisogno di aiuto concreto. Dobbiamo dare le stesse opportunità a tutti, anche ai ragazzi che hanno dei disagi, non serve escluderli, cacciarli, punirli ed emarginarli, serve aiutarli e curarli con chi è in grado di farlo.

Se i docenti non vengono supportati non riescono neanche a garantire agli altri ragazzi una continuità nello studio e non sono in grado di tutelarli. Queste reazioni, questi disagi e comportamenti violenti, toccano i compagni, li turbano, non è un bel clima in cui studiare e formarsi.

Ogni giorno mi confronto con docenti aggrediti verbalmente, presi a urla, sfidati, presi in giro, denigrati dalla strafottenza e maleducazione di bambini e adolescenti.

Tante volte depositano le armi perché non sanno più come fare, ma in questo modo ci rimette la classe, anche coloro a cui andrebbe garantito il diritto allo studio. D’altro canto se la scuola non li ingloba e tenta di mettere un cerotto dove la famiglia ha fallito, significa condannare a morte un ragazzo e segnare definitivamente il suo futuro.

di Maura Manca

L’articolo l’ho ripreso dal mio Blog AdoleScienza de L’Espresso:

http://adolescienza.blogautore.espresso.repubblica.it/2018/02/17/ennesimo-professore-finito-allospedale-dopo-una-aggressione-emergenza-o-cecita/