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Figli che scrivono male? Potrebbe essere un disturbo della scrittura


La disortografia è uno dei disturbi specifici dell’apprendimento che riguarda prettamente la scrittura e in particolare il suo aspetto ortografico.

Il testo scritto di un bambino o di un ragazzo con disortografia è costellato da errori nella scrittura di parole e frasi in numero nettamente maggiore rispetto a quanto previsto in base all’età, al profilo cognitivo e al livello d’istruzione.

Non si può dire che il ragazzo non conosca le regole formali della lingua, ma fa fatica a passare da un codice fonemico (il suono) ad un codice grafemico (il segno) e nei suoi scritti sono evidenti errori non solo in parole che prevedono eccezioni nel rapporto tra suono e segno (l’ago-lago, cuore, scuola, liquore, cuoio), ma anche in quelle che non manifestano alcuna ambiguità. Il disortografico ha, in sostanza, una rappresentazione ortografica delle parole alquanto precaria, tanto che, spesso, la stessa parola può essere scritta, a distanza di poche righe, in modi molto diversi.

La disortografia è stata da sempre meno indagata della più nota dislessia, ma spesso si associa ad essa, in quanto i due apprendimenti non solo risultano strettamente legati, ma si influenzano a vicenda.

Una scarsa abilità nella lettura riduce la possibilità di familiarizzare con le caratteristiche della lingua scritta, limitando proprio l’acquisizione della competenza ortografica. E a sua volta, la debolezza ortografica limita il bambino nell’utilizzare come traino la scrittura, per meglio padroneggiare i meccanismi della lettura.

La scrittura è un processo articolato che ha delle componenti di base, una di tipo grafo-motorio (l’impugnatura, il movimento della mano, la pressione sul foglio, etc.), l’altra di tipo ortografico (forma ortografica delle parole). Queste due componenti, se non del tutto automatizzate, sottraggono risorse cognitive ai processi “superiori” della scrittura stessa. In altri termini, una scrittura graficamente poco fluida, piena di incertezze ortografiche e molto faticosa, richiede uno sforzo cognitivo e motorio tale da bloccare e togliere energie e risorse agli aspetti più “alti”, come l’ideazione, la fantasia, la coerenza del contenuto e delle argomentazioni.

La produzione del testo scritto e la qualità espressiva degli elaborati di questi ragazzi risultano pertanto molto penalizzati e compromessi, sia per quanto riguarda la lunghezza del testo, sia rispetto ai messaggi e al significato del testo stesso. Le difficoltà di espressione scritta sono tra i più comuni problemi di apprendimento e questo è confermato sia dal DSM-5 che dagli insegnanti, i quali riportano che più della metà dei loro studenti non raggiunge gli obiettivi attesi rispetto alla qualità dei testi scritti.


Un disturbo di apprendimento di base non trattato porta con il tempo a compromettere la capacità di scrivere, in termini di idee, di ampiezza di vocabolario, di coerenza e di lunghezza dell’elaborato, poiché questi ragazzi non riescono a tradurre velocemente i contenuti mentali in linguaggio scritto e a mettere in atto in maniera immediata i meccanismi di pianificazione, traduzione e revisione del testo prodotto.


La capacità di produrre un buon testo scritto, con dei contenuti validi, si basa sull’abilità di riuscire ad organizzare i propri pensieri e a trascrivere le proprie idee sulla carta; ma questa capacità ha bisogno di potersi avvalere di strumenti di base rapidi e “funzionanti”.

Nei bambini e nei giovani scrittori adolescenti è necessario continuare a promuovere lo sviluppo e il potenziamento delle abilità ortografiche che sono fondamentali per agevolare i flussi di pensiero e per favorire una migliore capacità di espressione scritta.

di Irene Lorusso, Psicologa

Esperta in valutazione e riabilitazione dei Disturbi Cognitivi e dell’Apprendimento