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Generazione GAP YEAR: l’incertezza dopo il diploma


Diffuso maggiormente nei paesi anglosassoni, il GAP YEAR consiste nel periodo di pausa che ci si concede dopo il diploma o la laurea e sta sempre più prendendo piede anche tra gli adolescenti italiani.

Una delle difficoltà più evidenti per gli adolescenti che terminano le scuole superiori è proprio quella di decidere cosa è meglio fare per il proprio futuro, le incertezze sono numerose e sono dovute soprattutto all’instabilità, sempre più crescente, del contesto in cui i giovani sono immersi.

Se penso al mio futuro sono confusa, ho talmente tante idee diverse in mente. Dopo la scuola mi piacerebbe andare all’università, ma anche prendere un anno di pausa e partire: conoscere posti nuovi, culture diverse e provare a comprendere con più tempo cosa è meglio per me, visto anche le poche opportunità che il nostro paese offre.”

È normale sentirsi in crisi di fronte alla prima grande scelta della propria vita, e soprattutto aver paura di sbagliare a scegliere, così i ragazzi ricorrono alla formula del GAP YEAR: concedersi del tempo, non per forza di un anno, in cui poter pensare e fare esperienza all’estero, mettendosi così completamente in gioco.

In merito a ciò i dati Istat parlano chiaro: aumenta in misura consistente rispetto al 2013 (+3,4%) il numero di laureati italiani che nel 2014 hanno lasciato il paese (circa 20mila). Le principali mete di destinazione che si prediligono sono prettamente i paesi del nord Europa, come Germania, Regno Unito e Francia ma una buona fetta si dirige anche dall’altra parte dell’emisfero, in Australia e in America. Mentre al tempo stesso è in aumento il numero di laureati con più di 24 anni di età (+18,6%) che rientrano dall’estero. (Periodo di riferimento dei dati è l’anno 2014. Pubblicazione novembre 2015 http://www.istat.it/it/archivio/174802)

Il gap year può essere positivo?

Il gap year sembrerebbe faccia bene a umore e, a quanto pare, ai voti: questo è quanto afferma uno studio della University of Sidney, condotto su un campione di quasi 1000 matricole, che ha evidenziato come gli studenti reduci da un anno sabbatico conseguano risultati più brillanti dei colleghi appena diplomati, che invece presentano una motivazione ridotta e stress maggiore (Martin, 2010).

Ma il famoso “anno sabbatico” non è da confondere con una vacanza, anzi ha una durata ed un impegno nettamente maggiori. In vacanza ci si rilassa e ci si diverte, mentre chi decide di partire all’estero per un periodo di tempo preciso lo fa per cercare di migliorare e approfondire conoscenze in alcuni campi specifici, per CRESCERE e conoscersi meglio.

Chi sceglie di prendersi un anno sabbatico si pone alcuni obiettivi da raggiungere, che potranno essere le basi per il proprio futuro. La partenza va definita con largo anticipo ed è fondamentale non lasciare nulla al caso, compreso qualsiasi aspetto normativo e medico, dai permessi di ingresso ad assicurazioni e vaccini.

Di solito le alternative più diffuse sono:

1. Frequentare un corso di lingue all’estero, soprattutto l’inglese: l’ambiente internazionale, il contatto continuo con gli abitanti del luogo, permette di immergersi completamente nella cultura del posto e di migliorare, o imparare da zero, la lingua che si preferisce approfondire.

2. Volontariato all’estero, è un ulteriore forma di gap year e che sicuramente implica una potenziale crescita a livello personale e culturale. Primo fra tutti perché si entra in contesti culturali completamente diversi, dove non sono presenti le comodità alle quali si è abituati. La crescita umana conseguente all’adesione a questo tipo di progetti è indiscutibile, ma è anche un ottimo training per acquisire le capacità di lavoro di gruppo e gestione di situazioni di crisi e condizioni di forte stress emotivo e fisico.

3. Viaggiare per apprendere competenze utili: immergersi in una nuova cultura è positivo per ampliare i propri orizzonti. È bene sempre organizzarsi prima, almeno per la prima metà del viaggio, anche in base al lavoro che si vuole svolgere e avere soprattutto tanto spirito di adattamento.

Redazione Adolescienza.it

Riferimenti Bibliografici

Martin, A. J. (2010). Should students have a gap year? Motivation and performance factors relevant to time out after completing school. Journal of Educational Psychology,  102(3): 561-576. http://dx.doi.org/10.1037/a0019321

Dati Istat (2015). “Migrazioni internazionali e interne della popolazione residentehttp://www.istat.it/it/archivio/174802

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