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Il bullismo a scuola: riflessioni ed esperienze di un’insegnante


Il fenomeno del bullismo si sviluppa nei primi anni della scuola primaria; ne fanno le spese soprattutto i bambini più sensibili, più fragili e più “deboli” che magari già vivono un’infanzia piena di difficoltà, poco felice e spensierata. Molto spesso, sia nell’ambito scolastico che familiare si tende con i bambini di quella fascia d’età ad ignorare questo fenomeno sottovalutandolo…… “sono monellerie.. si dice ..non prevaricazioni”. NON È VERO. Sono monellerie per noi adulti perché misurate col metro della nostra capacità di far del male, ma rapportate ai piccoli, sono soprusi enormi, cattiverie giganti, macigni che gli cadono addosso, li schiacciano e lasciano il segno.

I piccoli soffrono e vivono i soprusi in solitudine e in silenzio perché non sono in grado di gestire il problema ,non hanno gli strumenti per farlo. La paura inoltre è talmente forte che possono solo subire senza nessuna reazione. Mi vengono i brividi a pensare a quei poveri bambini soli e indifesi a vivere nella paura incapaci di chiedere aiuto mentre noi a scuola ci preoccupiamo di una “doppia” dimenticata o di una “h” mancante.

Nella scuola ho visto bambini “usati” dai bulletti o bullette e spinti a rubare in classe piccole cose per poi far ricadere la colpa su altri o ancora in cambio di “protezione” data da alunni grossi e forti, rinunciare ad amici per eseguire l’ordine di “isolarli”. Ricordo un’alunna che non voleva andare in viaggio d’istruzione per paura di restare “sola”, ignorata dalle compagne. Questi episodi si manifestano di norma durante la ricreazione, all’ingresso e all’uscita dalla scuola, in momenti in cui possono sfuggire più facilmente all’attenzione dell’insegnante. Questo perché i piccoli bulli, tanto forti e prepotenti con i deboli, hanno paura delle punizioni degli adulti (genitori, insegnanti, amici) perciò agiscono e cercano di ottenere il “risultato desiderato” in maniera nascosta e con continue minacce. Ecco perché è difficile individuarli, isolarli e gestire queste reazioni “malate”.

L’adolescente, invece, ha bisogno di “pubblico” per manifestare la sua “forza” per cui palesa sempre la sua cattiveria. In classe, in particolare nella scuola primaria, non è facile individuare prevaricazioni perché spesso l’insegnante tende a gestire con una certa “rigidità” la vita scolastica per cui non vi è spazio per i piccoli per palesare apertamente un sopruso. È tutto nascosto, sommerso subdolo e la paura la fa da padrona. Inoltre, alcuni insegnanti, pur individuando queste problematiche, le ignorano o le sminuiscono per non mettersi in discussione …..nella convinzione…. “se nella mia classe non ci sono problemi io sono una brava insegnante”… “se ignoro e gestisco la situazione imponendomi niente si manifesta, ma niente si risolve, tutto è apparentemente normale. E cosi il problema non viene affrontato ne con i genitori e ne con i colleghi ugualmente bendati.

CHI AIUTA queste povere piccole vittime? CHI LE TUTELA? Con chi possono parlarne? Con i genitori che sminuiscono o con gli insegnanti che con due strilli cercano di riportare ordine e silenzio in classe anche per convincersi che non esistono problemi, loro sono “brave” quindi niente bullismo. Nel frattempo….. convivere con la paura diventa angoscia, difficoltà a relazionarsi, difficoltà nell’apprendimento, difficoltà a vivere un’infanzia felice o almeno spensierata.

di Adriana Cau, Insegnante

 

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