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Il rientro a scuola e alla quotidianità dopo il terremoto. Come gestire le paure dei bambini?


Sono giorni difficili questi, si respira tanta instabilità, ci si muove in un terreno che non è più così stabile. È ormai tanto tempo che tra attacchi terroristi, guerre e terremoti, si vive in una condizione di vulnerabilità. A volte si cerca di non pensarci, altre il pensiero va dritto alle ansie e alle preoccupazioni che sollevano questi eventi. In un certo senso, dall’attacco terroristico di Parigi, la vita di tante persone, è stata in qualche modo condizionata. Prima di affrontare un viaggio, di muoversi, di recarsi in determinati posti, un piccolo pensiero va su ciò che possa accadere. Oggi anche la terra che non smette di tremare e condiziona le vite delle persone.

Le paure dei genitori e di tanti bambini

I bambini sono più spaventati dai fatti reali, da ciò che accade nel mondo, piuttosto che dalle immagini di film horror o che in qualche modo possano spaventarli. Per un bambino perdere i propri cari, le persone che sono vicino a lui, è la condizione che genera più paura in assoluto e un attacco terroristico, un terremoto, un disastro di questo tipo, sono in grado di attivare queste paure. Vedono le immagini della disperazione, la desolazione, le case distrutte e le persone senza più niente. Si immedesimano, capiscono cosa succede, sono spaventati che possa accadere anche a loro.
Il genitore deve assolutamente rinforzarli in questo, deve tranquillizzarli e fargli capire la vera entità delle cose.

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Come reagiscono i bambini alle immagini dei terremoti e dei disastri? Come parlare con loro?

I bambini devono essere istruiti su come fare in questo tipo di situazioni, se sanno che c’è una via di fuga, se sanno come fare, stanno più tranquilli. Non devono essere allarmati, ma resi consapevoli. Va fatto vedere loro dove si possono mettere in caso di terremoto, cosa devono fare, come si devono muovere, va fatto vedere tutto, non solo detto a parole o attraverso ciò che dicono alla televisione. Per esempio ad un bambino era stato detto di mettersi sotto il tavolo perché lo diceva pure la televisione. Durante l’ultima scossa il piccolo si è messo sotto il tavolo, peccato fosse di cristallo e che nessuno gli avesse detto che sotto il cristallo non si dovesse mettere. I genitori non devono dare niente per scontato con i bambini, devono assicurarsi che sia tutto molto chiaro per evitare che possano accadere problemi.

Il rientro a scuola dopo il terremoto

Si rientra a scuola in tante zone in cui il terremoto è stato sentito e percepito. Tante scuole sono sotto accusa, tante sotto controllo, forse troppe scuole vecchie e poco funzionali. Si rientra a scuola in tanti posti senza avere la tranquillità che sia tutto sotto controllo. I genitori sono preoccupati, c’è ancora l’allarme terremoto in corso nel centro Italia, nella capitale sembra che il 20% delle scuole abbiano subito dei danni, lievi, ma sempre danni. I figli sono stati a casa per qualche giorno, sentendosi al sicuro con i loro genitori e ora devono affrontare il rientro. Questo spaventa leggermente e vanno tranquillizzati. Va detto loro cosa fare a scuola, di mettersi sotto il banco se dovesse arrivare un terremoto, di seguire le istruzioni della maestra e di stare tranquilli che se fanno tutto come gli dice l’insegnante non gli succederà niente. Assicurarsi che i controlli di agibilità siano stati fatti nella scuola perché sembra ormai che sia costruito tutto con la carta pesta.

Come far elaborare ai bambini il terremoto? Come gestire le loro paure?

Man mano il bombardamento mediatico andrà scemando, le scosse pure e piano piano si cerca di rientrare alla normalità.

  • I bambini hanno bisogno di normalità, non di vivere sempre in allarme. Devono però esprimere ciò che hanno dentro perché anche se apparentemente non fanno vedere determinate reazioni, se non hanno avuto evidenti segnali, possono covare dentro uno stato di insofferenza che gli può creare una sorta di indigestione psichica, troppo materiale, troppi input tutti insieme. E allora bisogna farli scaricare, bisogna fargli tirare fuori tutto quello che hanno dentro. Farli parlare, raccontare ciò che pensano, ciò che provano, senza intervenire subito e partire in quarta con le rassicurazioni. Quelle servono solo per rassicurare il genitore e la sua ansia non il bambino che ha solo bisogno di parlare e di essere accolto nel suo racconto. Le soluzioni alla fine!
  • Devono esprimersi attraverso vari canali, soprattutto il disegno. Fateli disegnare ciò che provano, ciò che sentono, che immaginano e racconteranno le loro paure o comunque le loro emozioni.
  • Fateli giocare, anche con gli amici, hanno bisogno di respirare nuovamente un’aria di condivisione e di complicità che li riporta alla normalità.

Gli adulti hanno gli strumenti e i filtri per gestire questo tipo di situazioni, i bambini non ancora, li stanno affinando e i loro filtri, passano ancora attraverso gli occhi dei genitori.

Di Maura Manca, Psicoterapeuta
Presidente Osservatorio Nazionale Adolescenza
Direttore AdoleScienza.it

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