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L’educazione civica torna tra i banchi ma non può essere la soluzione al disagio e alla devianza giovanile


La riforma dell’insegnamento reintroduce in modo specifico l’educazione civica nelle scuole elementari e medie. Dopo essere stata varata il 2 maggio alla Camera, oggi 1 agosto è stata approvata anche al Senato: da settembre, dunque, sarà ufficialmente una materia di studio nei primi cicli scolastici con circa 33 ore all’anno e voto in pagella. Tanti saranno i temi affrontati: dallo studio della Costituzione ad elementi di diritto, fino ad arrivare all’educazione ambientale, digitale, all’educazione alla legalità e all’educazione al rispetto e alla valorizzazione del patrimonio culturale e dei beni pubblici comuni. Parallelamente verranno svolte anche extra-scolastiche, in particolare legate al volontariato e al terzo settore.

L’obiettivo nobile dell’educazione civica è quello di favorire l’educazione dei piccoli cittadini. I bambini sono come dei semi che vanno curati affinché possano crescere bene, che vanno nutriti di valori, di informazioni corrette (in un modo di fake news), di coordinate che possono utilizzare nelle varie fasi della crescita per non rischiare di andare alla deriva. L’educazione civica potrebbe rappresentare uno degli strumenti importanti per nutrire i piccoli cittadini nel reale e anche per navigare con i mezzi tecnologici. Se conoscono diritti e doveri – e li applicano- nella vita reale, sono anche in grado di farlo in quella virtuale. Per essere uno strumento efficace, però, non deve essere insegnata solo per dovere. Il problema potenziale è CHI e COME lo farà. Si rischia in questo modo di gravare ulteriormente sugli insegnanti che si trovano un carico in più da svolgere, oltre a tutte le altre criticità che devono affrontare e risolvere.

L’educazione civica viene vista erroneamente troppo spesso come la soluzione per contenere la devianza o il disagio dei giovani, quando invece, è solo uno degli strumenti che deve essere costruito come un vestitino su misura per i bambini e gli adolescenti attraverso un linguaggio a loro vicino e un metodo didattico in grado di non fargliela subire ma imparare. Dovrebbe essere inserita in un più ampio contesto di prevenzione continuativa e di lavoro costante che permette di metabolizzare i concetti insegnati e di farli propri. Se non viene fatta in maniera accattivante, rischia di essere vista da una generazione di ragazzi poco abituati alla fatica, come una materia in più da dover studiare.

Dobbiamo comunque puntare su una cultura più ampia del rispetto e delle regole in cui ognuno fa la sua parte senza distruggere l’altro e le istituzioni. Le regole non sono proibizioni, questo può, e deve essere insegnato fin da quando sono piccoli se vogliamo che facciano propri questi concetti.

Devono conoscere i capisaldi e le basi su cui poggia il nostro Paese per poter anche favorire lo sviluppo del riconoscersi come cittadini italiani e riconoscersi nel Paese in cui vivono. Troppe volte nei piccoli cittadini manca il senso di appartenenza ad una comunità con delle regole ben precise.

Se vogliamo crescere cittadini consapevoli e responsabili, le persone dovrebbero conoscere qual è il loro posto nel mondo, avere la consapevolezza di chi si è e quindi, di conseguenza, degli altri.

Dovrebbe diventare un insegnamento civico che va a lavorare anche sul senso morale delle persone, sulla tolleranza, sull’uguaglianza, sulla parità dei diritti, che dovrebbero però prima applicare in famiglia. Se i piccoli vivono in un contesto che rema contro a tutti questi valori, non saranno poche ore di educazione civica all’anno in grado di fare la differenza. I più piccoli si trovano a crescere in una società basata più sui diritti che sui doveri quando a questi ragazzi bisognerebbe rinforzare prima il senso del dovere per poi avere dei diritti.

Oggi crescono a cavallo tra una comunità reale e una social con delle regole proprie (che la maggior parte delle persone non legge).

Tendenzialmente la cultura è basata sul nozionismo o su delle regole troppo imposte e troppe astratte per i bambini e per gli adolescenti.

L’educazione civica dovrebbe anche essere affiancata all’educazione affettiva e alle emozioni perché non serve solo conoscere ed essere informati, è fondamentale anche sapersi controllare e gestire, saper riconoscere le proprie emozioni per poter interagire con gli altri piccoli e grandi cittadini in modo equilibrato per arrivare ad una civile convivenza nel reale e nei social network.

di Maura Manca 

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