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Lezione sbagliata o scuola sbagliata?


Il ruolo dell’insegnante è fondamentale nella crescita dei ragazzi, soprattutto nella fase in cui passano dall’essere bambini all’essere adolescenti. I ragazzi hanno tantissime aspettative nei confronti della scuola, tra cui quella di essere capiti, non giudicati e aiutati. Tutto questo è molto più importante rispetto alla folle corsa per finire i programmi scolastici. Gli aspetti formativi non vanno messi in secondo piano, ma ci sono dei momenti in cui, pur di raggiungere l’obiettivo programma ministeriale, si perde quello della “persona” che rimane indietro sotto altri punti di vista, che gli serviranno per affrontare le difficoltà della vita. Troppe volte c’è un divario enorme tra insegnate ed alunno, tra modalità didattiche troppo lente, troppo classiche, per dei ragazzi che ormai sono “smart”, “easy”, tecnologici e che hanno bisogno di qualcuno che gli insegni con la voglia e la capacità di trovare sempre il metodo giusto, facendo attenzione a non dimenticare nessuno!

C’è un professore o meglio, un Professore, che porta avanti una battaglia sui blog, sui social e sui social media, ironizzando sul ruolo dell’insegnante e sulle problematiche scolastiche. Ha trovato il canale comunicativo giusto per arrivare a tutti. Il suo non è uno sminuire i problemi, ma è un valorizzare le risorse. Si chiama Enrico Galiano ed è un Prof. di lettere di una scuola media friulana. In rete è possibile vedere la sua web serie dal titolo “Cose da prof” (riportata da Scuola.net) il cui il protagonista principale è proprio lui che interpreta se stesso simulando spaccati di vita scolastica in chiave ironica. Tra una risata e l’altra si riesce a riflettere sui metodi di insegnamento e sulle problematiche della scuola italiana, dimostrando che anche se si ironizza sulle cose non si perde mai di professionalità.

Su Facebook ha pubblicato un post molto interessante che analizza un metodo di insegnamento efficace e alternativo che riporto con piacere:

 

La lezione sbagliata di Enrico Galiano

Uno dei problemi, o forse IL problema, è che fanno una fatica pazzesca a pensare con la propria testa. A vedere che cosa c’è di sbagliato intorno a loro, e a cercare di sistemarlo.

Beh, non solo loro. Comunque.

Un po’ come molti di noi, si fanno passare per buone tutte le cose che gli vengon dette.

Non vanno – non andiamo – a controllare. Se lo dice la tv, se lo dice facebook, allora è vero.

Non si fermano – non ci fermiamo – lì a chiederci: ehi, ma sono io che la penso così, o sono gli altri che me la fanno pensare in questo modo?

Ok, hanno solo undici anni. Secondo alcuni è un po’ prestino. Secondo me non lo è mai.

Così oggi ho preso e gli ho detto: bene, oggi si fa “La lezione sbagliata”.

– Ci insegna a sbagliare prof?

– Non proprio.

– Ah bon, perché io sono già un genio a sbagliare!

Risate.

– Funziona così: io vi spiego un argomento, ma dico un sacco di cose non vere. Tipo, che ne so, che Carlo Magno non aveva figli, o che la capitale del suo Impero era a Roma. Quando vi accorgete che ho detto una stupidaggine, avete il sacrosanto diritto di alzarvi in piedi e dirmi: “Prof, ma dove ha preso la laurea!”.

Occhi sgranati. Non ci potevano credere.

– Ma… dice sul serio?

– Certo. L’unica condizione è che poi mi correggiate e mi diciate la cosa giusta.

Non l’avessi mai fatto.

Per un’ora di fila, senza un attimo di pausa, ventitré belve feroci pronte a stanare ogni minimo errore. “Prof, ma dove ha preso la laurea!”, “Prof, ma si rende conto di quello che sta dicendo?!”, “Prof, lei deve studiare di più!”.

Libro alla mano, riuscivano a beccare anche le imprecisioni più piccole. E ci godevano un sacco ad alzarsi e a far finta di sgridarmi.

Ora, a parte che li ho visti così attenti e vispi solo quella volta che per sbaglio mi è partita un’immagine di Belén sulla lavagna multimediale. A parte che alcuni si son fatti un po’ prendere la mano, e lo vedevi che si stavano vendicando di tutte le volte che la sgridata se l’erano presa loro.

A parte tutto questo, mi sa che ho creato dei mostri. Alcuni di loro adesso andranno a verificare e a stanare tutte le balle che gli dirò, che gli diremo. Diventeranno degli autentici rompi-balle.

Quello che volevo”.

 

Sono certa di una cosa: quei ragazzi non si dimenticheranno mai, né di Enrico, né di quella lezione sbagliata.

 

di Maura Manca

 

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