Genitori aiutano i figli a studiare

L’Homeschooling si sta diffondendo anche in Italia: quali sono gli effetti?


Con il termine “Homeschooling” o “educazione parentale” si indica la condizione in cui i genitori scelgono di non mandare i figli a scuola e di educarli a casa.

In passato, riguardava i casati nobiliari, mentre ora sembra che il fenomeno stia diventando una tendenza sempre più diffusa in tutte le famiglie. Una recente ricerca (http://www.bbc.com/news/education-35133119), condotta in Gran Bretagna, dichiara che oltre 36mila tra bambini e ragazzi sono educati in casa, con un aumento del 65% negli ultimi sei anni. Un trend, quello dell’educazione parentale, che seppur meno esteso, sta prendendo piede anche in Italia.

Quali sono i motivi che spingono i genitori verso la scelta dell’Homeschooling?

Dalla ricerca britannica, è emerso che il 13, 4% delle famiglie ha deciso di educare i figli a casa per via di una diversa filosofia di vita, mentre il 9,3% riferisce di farlo per insoddisfazioni e conflitti avuti con le scuole. Ma non è tutto. A pesare sulla scelta di non mandare i figli a scuola, ci sono la paura del bullismo (4,8%), i bisogni specifici dei bambini da soddisfare (4,3%) e le classi troppo numerose (3,4%).

padre compiti figlio

Ma cosa comporta tale scelta genitoriale per bambini e ragazzi?

Sicuramente è importante che i genitori siano presenti e coinvolti nella formazione dei figli, ma quando scelgono di sostituirsi completamente ad un altro contesto educativo, bisogna considerare che si sta togliendo al bambino l’occasione di confrontarsi con esperienze importanti.

La scuola oltre ad essere luogo di apprendimento è una palestra in cui si affrontano delle sfide evolutive e ci si prepara a tutte quelle esperienze che si vivono al di fuori della famiglia, da quelle sociali a quelle lavorative. È così che si impara a vivere a contatto con gli altri, a collaborare, a condividere esperienze formative stimolanti e a volte anche difficili e faticose.

– Se da un lato si cerca di proteggere il bambino, dall’altro si rischia di isolarlo o di farlo sentire diverso e poco adattato al contesto sociale di appartenenza. In futuro, potrebbe avere difficoltà a tollerare le frustrazioni, ad affrontare i problemi e a reggere il confronto con gli altri.

– Impedendo al bambino di conoscere altre figure educative, viene meno l’opportunità per lui di sperimentare relazioni diverse da quelle familiari e di prendere da ciascuna quegli aspetti che possono contribuire alla sua crescita.

La paura del bullismo o di venire a contatto con stili educativi diversi non si risolve fuggendo il contesto pubblico. Non si elimina un problema scappando da esso ma affrontandolo insieme. Gli adulti sono un riferimento importante, devono essere un esempio di supporto nei momenti di difficoltà, senza dimenticare di sostenere allo stesso tempo l’autonomia dei figli, così come la fiducia in se stessi.

Sebbene l’ambiente scolastico abbia dei limiti, è importante diversificare i ruoli e i contesti educativi, così che bambini e ragazzi possano arricchire il proprio bagaglio di esperienza, vivere relazioni diversificate, sviluppare un pensiero critico e avere quegli strumenti necessari ad affrontare le difficoltà della vita.

 

Redazione AdoleScienza.it

 

 

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