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Lo smartphone torna a scuola. Pro e contro


La direttiva del 2007 dell’allora ministro Beppe Fioroni prevedeva il divieto all’utilizzo in classe. Oggi, il Ministero dell’Istruzione si appresta a togliere il divieto.

Le motivazioni che spingono la reintroduzione del cellulare nelle attività scolastiche sono basate sul tentativo di puntare ad una scuola 2.0 e ad una modalità didattica più interattiva in grado di integrare la tecnologia per facilitare e agevolare gli alunni, incluse le persone con disabilità.

Per educare i ragazzi ad un uso consapevole della tecnologia bisogna innanzitutto avere persone in classe in grado di farlo e oggi non so come si possa sanare in così poco tempo un gap intergenerazionale tra il mondo degli adulti e la e-generation.

È indubbio che oggi non si possa più prescindere dalla tecnologia, però legittimare l’utilizzo dello smartphone a scuola ha dei contro piuttosto importanti. È pur vero che il 71,5% degli adolescenti lo utilizza anche durante l’orario scolastico pur sapendo che è vietato senza che i docenti se accorgano (dati Osservatorio Nazionale Adolescenza). È altrettanto vero che ci sono classi in cui è vietato e vengono ritirati all’ingresso e altre in cui possono fare quello che vogliono pur che stiano buoni, compreso l’uso del cellulare.

Non sono d’accordo sul fatto che possa essere una mossa giusta per combattere il cyberbullismo perché un uso appropriato, consapevole, quindi nel rispetto anche degli altri della tecnologia si apprende nei primi anni, in adolescenza sono già strutturati, anche intorno ad un ruolo di bullo o di vittima e non è così semplice far comprendere che dovrebbero farne un uso prettamente didattico e non personale. Lo fanno già oggi 7 adolescenti su 10, figuriamoci se sono autorizzati. Bisognerebbe fare un lavoro costante sul cyberbullismo in classe, allora forse si possono ottenere dei risultati efficaci.

Attenzione perché si possono utilizzare le risorse e le potenzialità della tecnologia attraverso gli strumenti forniti dalla scuola, attraverso le lim, i computer, i tablet. I ragazzi si distraggono facilmente, stanno in connessione tra loro, filmano e riprendono tutto quello che accade in classe e a scuola, non prenderanno più appunti perché registreranno tutto, perché devono stare attenti se tanto c’è chi vede e ascolta al posto loro?.

Bisogna ponderare bene questo tipo di utilizzo e credo che forse l’aspetto principale sia creare una omogeneità nel corpo docente che deve essere in grado di contrastare tutto ciò che i ragazzi si inventano. Oggi, quando ancora sono vietati, decine e decine di adolescenti raccontano che usano in classe lo smartphone per copiare i compiti da google, per inviare un messaggio con una foto a qualcuno in grado di svolgerlo; ci sono anche app in grado di risolvere problemi, espressioni matematiche.

Sono d’accordo sul prevedere un uso del digitale nella didattica abbastanza normale come già accade nella vita quotidiana di ragazzi e ragazze, ma bisogna fare molta attenzione perché non si allontanino ancora di più dal mondo della scuola, dallo studio e dalla fatica. È importante inserire l’interattività senza però perdere la cooperazione, condivisione, ascolto, a favore dell’individualismo.

Non vorrei ci fossero classi in cui non si guarda più in faccia l’altro per scrutare uno schermo. Infine, i professori sono in grado di contrastare l’astuzia dei ragazzi o rischiamo di favorire lo sviluppo di una generazione di ignoranti digitalizzati?

 

di Maura Manca, Psicoterapeuta

Presidente Osservatorio Nazionale Adolescenza

 

 

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