caro prof facci parlare

Prof. facci parlare!


Si parla spesso di difficoltà scolastiche, di problemi all’interno della scuola e delle classi. Gli insegnanti sono chiamati ad espletare un ruolo educativo e un ruolo formativo, tante volte devono contenere situazioni complesse, tante altre si trovano a gestire difficoltà più nascoste, meno evidenti che magari prese da sole possono non sembrare così gravi, ma giorno dopo giorno “stressano”, stancano e si fatica a gestire.

Nel lavoro quotidiano con i ragazzi capita molto spesso che si lamentino della scuola, dei compiti, ma si lamentano anche del fato che “i prof.” non li ascoltano, non gli lasciano spazio, non gli fanno confrontare su argomenti anche di attualità, rischiando di non conoscerli per quello che sono, di non sapere come la pensano su quello che succede nel mondo e magari ridurre il rapporto ad una verifica o una interrogazione senza dargli in determinate situazioni un contenimento e indirizzarli nella crescita, educandoli alla vita. Lamentano spesso dell’assenza del dialogo e della presenza di troppe punizioni, note urla e poca educazione e considerazione di loro come “esseri umani”. Anche se gli adolescenti negli anni delle scuole secondarie attraversano una fase di separazione dalle figure genitoriale e rifiutano istituzioni e autorità, hanno ancora una parte che è dipendenze, che è legata al mondo degli adulti, hanno, soprattutto nei momenti di difficoltà bisogno di una guida che gli porta ad avere aspettative anche nei confronti degli inseganti.

Una mattina nel mentre che svolgevo un lavoro all’interno di classe prima di una Scuola Secondaria di II grado, i ragazzi hanno espresso la volontà di parlare di Vincenzo, il ragazzo di 14 anni di Napoli, seviziato da tre ragazzi. Ne avrebbero voluto parlarne con i prof., ma loro li hanno liquidati in fretta perché dovevano spiegare perché altrimenti sarebbero rimasti indietro con il programma. Ho acconsentito e abbiamo iniziato a parlare perché avevano bisogno di capire, perché non capivano il comportamento di un adulto, di un genitore e avevano bisogno di sentirselo dire da un adulto, lo avrebbero voluto da un insegnante, da un riferimento quotidiano.

Alcuni ragazzi hanno detto che era bullismo, mentre un’altra ragazza ha detto che non era bullismo perché il bullismo “deve essere fatto più volte non basta solo una volta”, mi ha emozionato sentire quelle parole da una ragazza di 14 anni. Mi hanno detto che Vincenzo poteva essere ognuno di loro e che loro erano sconvolti soprattutto per quello che aveva detto la madre del ragazzo che ha aggredito Vincenzo: che era uno scherzo!

È stata una delle prime volte in cui ho sentito un coro unanime di adolescenti scagliarsi contro la categoria dei genitori su questo tipo di circostanze. Tutti quanti oltre a dire che sarebbero dovuti andare al rogo, che gli avrebbero dovuto fare le stesse cose anche a loro per capire cosa significhi fare del male ad una persona, hanno detto che avrebbero dovuto arrestare i genitori, fargli le stesse cose fatte dal figlio a Vincenzo perché lo hanno difeso dicendo che era uno scherzo.

Questo esempio può aiutare a comprendere come spesso i ragazzi sono carichi di emotività, di frustrazione, di rabbia, di gioie e di dolori e che hanno bisogno di confrontarsi e di essere contenuti quando si tratta di situazioni più rilevanti. Spesso in casa non riescono a parlare e di determinati argomenti non ne parlano con gli amici. I ragazzi si aspettano a volte che siano gli insegnati a parlare in classe di questi aspetti, di questi problemi, perché di aspettano di essere considerati ed educati anche come persone. Spesso è importante spendere anche 15 minuti di una lezione per parlare di episodi che li possono toccare in prima persona o per tentare di spiegare loro le motivazioni o comunque cercare di dare un senso a questi comportamenti. È molto importante comunicare perché spesso i problemi più importanti nascono da un deficit di comunicazione. È fondamentale lavorare su questo, sulla relazione basandosi anche su altri aspetti che non siano prettamente didattici perché loro hanno bisogno di farlo con noi adulti!

di Maura Manca

 

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *