fumo scuola

Prof non conti più niente, ormai comandiamo noi


“Prof, comando io, mi metta sei”. “Lei non ha capito chi comanda”, continua il ragazzo, “si metta in ginocchio”. Almeno le ha dato del lei, poteva essere più maleducato, mi viene da dire in maniera sarcastica.


Un altro insegnante finito nel mirino di ragazzi alla deriva, mentre il tutto viene ripreso in un video che finisce in Rete, altrimenti sarebbe rimasto un altro degli innumerevoli casi di devianza adolescenziale che avvengono all’interno di una scuola che non sa più come e dove mettere i cerotti.


Non sto accusando il corpo docente, perché nessuno di loro è preparato per arginare questa ondata di devianza giovanile. Sto accusando un sistema vecchio che non investe dove deve investire, che non vuole rendersi conto della gravità del problema perché, se non li aiutiamo, continuiamo ad alimentare queste problematiche e a rinforzare le patologie raccogliendo nel tempo frutti sempre più amari.

Basta con le solite affermazioni sul fatto che non ci sono più gli insegnati e i genitori di una volta, credo sia arrivato il momento di farcene una ragione e accettare che le cose sono un tantinello cambiate; se non cambiamo l’approccio non risolveremo il problema e staremo inermi a guardare questo spargimento di devianza giovanile.

Non basta buttarli fuori da scuola per metterli tra le braccia di una strada che silente aspetta che questi ragazzi arrivino a lei,uno dopo l’altro, per fagocitarli. Se non gli diamo misure alternative e li escludiamo da una scuola che non è pronta ad accogliere la devianza e a includere il disagio giovanile, andremo solo a rinforzare il problema.

Un ragazzo che arriva a reagire così non è nuovo a queste forme di aggressività e violenza, non è in grado di rendersi conto del contesto, delle regole, del rispetto di un ruolo perché non lo ha imparato come avrebbe dovuto farlo. Diventa la sua normalità, rinforzato da un gruppo che lo riconosce in quel ruolo, che non lo blocca ma ride e ogni risata è un rinforzare la situazione.

Figli apparentemente ipercontrollati, in realtà senza controllo, si pensa troppe volte che se si riesce a gestire le attività quotidiane tutto è a posto. Figli che manipolano i genitori, che non tollerano un no, una imposizione da parte del genitore, che vogliono imporre il proprio dovere, con il bene o con il male. A volte accade anche il contrario, cresciuti troppo castrati, con una educazione troppo rigida e violenta, che legittima la violenza come modalità di interazione, e scaricano fuori quelle repressioni accumulate nel corso degli anni.

Non gli importa delle conseguenze, di quale deriva prenderà la loro vita, importa l’adrenalina data da questi comportamenti, quella sensazione transitoria del sentirsi potenti in quella condizione di profonda impotenza psichica che vivono quotidianamente. La violenza è alla base delle relazioni, la modalità con cui si risolvono i problemi e si impone il proprio volere senza accettare che possa esistere la possibilità di prendere in considerazione il pensiero dell’altro.  

Il problema è che ci si accorge della gravità della situazione  solo quando i comportamenti sono manifesti, ma in genere si tratta di adolescenti che hanno già avuto problemi di comportamento e di gestione delle emozioni, hanno già manifestato scarsa tolleranza alla frustrazione e rispetto delle regole, con tendenze oppositive. Solo che “bambini piccoli, problemi piccoli” che si sottovalutano e si radicalizzano nel corso del tempo.

I problemi non passano da soli, cambiano solo forma e poi non capiamo da dove derivano, quando invece abbiamo semplicemente le risposte davanti agli occhi.

di Maura Manca