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Professori sotto assedio o senza autorità? Prof denuncia gli allievi


Continuiamo a parlare di una scuola che sembra sempre più in balia della violenza giovanile. Ennesimo caso di cronaca, questa volta finito con sospensioni e denunce da parte della scuola nei confronti degli allievi.

Ho scritto questa riflessione nel mio blog de L’Espresso perché credo che la situazione diventi, giorno dopo giorno, grave.

I ragazzini, troppo spesso ignari delle conseguenze a breve e a lungo termine delle proprie azioni, sono colpevoli di aver lanciato monetine al professore per disturbare la lezione. Questo loro gesto gli è costato una denuncia, una sospensione e quindi, molto probabilmente, una bocciatura e conseguenze legali.

In questi ultimi anni il confronto tra scuola e famiglia e scuola e allievi si sta spostando all’interno di un ring, sembra una sfida quotidiana, una lotta, un braccio di ferro a chi ha il pugno più duro.

Accuse su accuse, denunce su denunce, che indubbiamente servono per mettere paletti e responsabilizzare quando però non sono fini a se stesse. Se una bocciatura, sospensione o denuncia non hanno una funzione pedagogica non servono a niente, se non ad alimentare il fuoco interno del disagio.

Non ci dimentichiamo che i ragazzi hanno bisogno di una guida e di un aiuto, di riferimenti, degli adulti e non possiamo permettere che si identifichino solo con i loro modelli social e sociali, troppe volte di rinforzo delle loro problematiche, hanno bisogno anche di chi dovrebbe essere più maturo e responsabile. Farei attenzione a fare muro su tutto. Il pugno duro è importante, ma non ci si deve dimenticare poi, di aprire la mano e porgergliela. Se non sanno più dove attaccarsi, rischieranno di andare alla deriva.

È vero che gli insegnanti sono obbligati a denunciare qualsiasi violazione di una norma penale, oltre che ad avere la responsabilità di vigilare sull’allievo, ma credo che ci sia reato e reato e che si debbano fare anche delle differenze tra gesto pericoloso che disturba la lezione e reati come furto, abusi o molestie sessuali, violenza e danneggiamento dei beni della scuola. Il limite tra delega a terzi e presa in carico del problema è sottile.

Denunciare perché la lezione viene disturbata, perché non si riesce più a prendere le redini della situazione fa riflettere. Mi sembra un po’ come quando il genitore non riesce ad ottenere dal figlio obbedienza e disciplina e lo minaccia di chiamare la polizia per farlo portare via sperando che la paura dell’intervento delle forze dell’ordine possa fargli rispettare le regole. Io penso che quando si debba chiamare per episodi che non siano reati gravi, forze esterne per mettere ordine, quando si ricorra ad una autorità esterna, significa che si è persa la propria autorità, che il proprio ruolo non viene più riconosciuto e non si ha più il polso della situazione.

E’ vero che i ragazzi sono difficili da gestire soprattutto quando sono in gruppo perché si fortificano a vicenda, è vero che oggi hanno diagnosi su diagnosi e sono principini intoccabili, è vero che i professori sono esausti e che ci sarebbe bisogno di affiancamento di altre figure professionali, ma è vero anche che non si può perdere l’autorità e il proprio ruolo perché ci rimettono solo i ragazzi.

I genitori non hanno più polso, i docenti non hanno più polso e loro vanno alla deriva. La scuola non se lo può permettere perché i docenti devono essere formati per questo, significa che si devono prendere provvedimenti, dare a genitori e insegnanti strumenti per fronteggiare i nuovi adolescenti. Significa fermare e contenere i ragazzi fin dalle scuole primarie e investire sulle scuole dell’infanzia se vogliamo evitare di raccogliere frutti acerbi nelle scuole secondarie.

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