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Quando “quore” non è distrazione


La scrittura ha da sempre rappresentato una modalità di comunicazione molto potente, messa in atto sia da processi di produzione verbale sia da competenze di trascrizione, relative alla trasformazione in segni grafici delle informazioni verbali ascoltate o pensate, utilizzando un determinato movimento della mano, la giusta velocità, forza e orientamento. Quando tutto questo processo automatico, veloce e spontaneo che porta ad una “banale” pagina scritta non è efficace, si parla comunemente di disgrafia o disortografia, classificate all’interno della macro categoria dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA). Entrambe riguardano la scrittura, ma la disgrafia fa riferimento al controllo degli aspetti grafo-motori e si manifesta con una scarsa fluenza e qualità dell’aspetto grafico, mentre la disortografia consiste in un problema di codifica del testo scritto a livello superiore, che si traduce in una minore correttezza del testo.

Un esempio di scrittura disgrafica può essere il seguente.

 

Da questo esempio si osservano concretamente alcune caratteristiche peculiari della disgrafia, quali l’illegibilità del testo, l’accavallamento e la dimensione ridotta delle lettere, il non rispetto dei margini, un andamento altalenante dello scritto, una traccia grafica decisamente instabile. Nei casi in cui si associa la disortografia, il testo, scritto in modo poco leggibile, è costellato da errori ortografici molto spesso relativi alle doppie, agli accenti, al gruppo “sc”, “cu-qu-cqu”, “gn”, alle parole con l’h, agli omofoni non omografi (lago-l’ago, anno-hanno).

Quore, squola, l’icuore, igene, scualo, ogniuno, babo, scuama, sono parole diffuse negli scritti di ragazzi con disortografia. Comunemente si osserva in questi ragazzi una ridotta capacità di comporre testi scritti, frequenti errori grammaticali o di punteggiatura, una scadente organizzazione del testo (capoversi, paragrafi, etc), una grafia deficitaria e a volte del tutto illeggibile. La disortografia e la disgrafia sono state generalmente poco indagate rispetto ad altri disturbi specifici dell’apprendimento, soprattutto in lingue “trasparenti” come l’italiano, lingue che hanno una corrispondenza quasi completa tra fonema e grafema.

Negli ultimi anni, gli studi che si sono occupati di questo disturbo specifico hanno evidenziato diversi aspetti importanti relativi non solo ad aspetti “tecnici” del testo, ma anche ad aspetti emotivi. Innanzitutto è stato osservato che il contenuto di testi poco leggibili e densi di errori è valutato dai docenti in maniera più negativa rispetto a testi “puliti” dal punto di vista ortografico e grammaticale. In secondo luogo, lo sforzo cognitivo investito nell’atto motorio e nel recupero delle corrette forme ortografiche è tale da togliere risorse al processo di pianificazione, organizzazione e scrittura del testo stesso, rendendo i testi scritti più poveri dal punto di vista del vocabolario, della lunghezza delle parole usate, della descrizione degli eventi, rispetto a quelli dei ragazzi che scrivono efficacemente.

Tutto questo genera problemi emotivi e di autostima importanti nei disgrafici e disortografici, mascherati da comportamenti di evitamento rispetto alla scrittura, e spesso anche alla lettura, che portano questi ragazzi ad ottenere prestazioni scolastiche insufficienti e a fermarsi a livelli più bassi di scolarizzazione. I ragazzi con questo tipo di difficoltà hanno sicuramente necessità di essere aiutati con una adeguata valutazione neuropsicologica e con un trattamento progettato in relazione al proprio livello di abilità. L’impegno maggiore, tuttavia, riguarda la presa in carico e il sostegno degli aspetti emotivi e metacognitivi, che possano aiutarli a capire la tipologia dei processi messi in atto nelle competenze di scrittura e lettura, le caratteristiche del compito a cui si trovano esposti, le caratteristiche della comunicazione scritta, le strategie da utilizzare, ed infine i propri punti di forza che possano agire da leva l’efficacia del trattamento.

 di Irene Lorusso, Psicologa esperta nella valutazione dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento

 

Riferimenti Bibliografici

Angelelli P., Marinelli C.V., Burani C. (2014). The effect of morphology on spelling and reading accuracy: a study on Italian children. Frontiers in Psychology, 5: articolo 1373.

Angelelli P., Judica A. Spinelli D., Zoccolotti P., Luzzati C. (2004). Characteristics of Writing Disorders in Italian Dyslexis Children, Cognitive and Behavioral Neurology 17(1): 18-31.

Maughan B., Messer J., Collishaw S., Pickles A., Snowling M., Yule W., Rutter M. (2009). Persistence of literacy problems: spelling in adolescence and at mid-life, Journal of Child Psychology and Psychiatry, 50(8): 893 – 901.