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Scuola, boom di certificazioni dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento, ma è davvero così grave la situazione in Italia?


Secondo i dati riportati in un articolo pubblicato dal Messaggero.it , più di tre studenti su 100, nelle scuole italiane, presentano problemi nella lettura, nella scrittura o nei calcoli: rappresentano un boom dalle proporzioni enormi.

È facile fare notizia con articoli che lanciano dati e che spesso finiscono per creare allarmismo. È sempre doveroso, però, interrogarsi su cosa c’è dietro quei dati e cosa significhino realmente nella vita quotidiana.

Le certificazioni di disturbo specifico di apprendimento sono aumentate in soli 7 anni del 450%, si legge, ma si deve dire che prima del 2010, anno in cui è stata ufficializzata la legge 170, non esisteva un quadro normativo all’interno del quale ci si poteva muovere per porre diagnosi e per tutelare i ragazzi all’interno del contesto scolastico e domestico.


Abbiamo una scuola e dei professionisti scolastici, purtroppo, ancora poco preparati a pensare e progettare una didattica che sia davvero efficace; non si parla d’altro che di “didattica inclusiva”, quando invece, e chi lavora con ragazzi con Disturbi Specifici dell’Apprendimento lo sa benissimo, basterebbe una didattica pensata e una reale voglia di formarsi e di crescere rispetto alla conoscenza delle tipicità di funzionamento di questi ragazzi. Una buona didattica è una didattica efficace per tutta la classe.


Il numero di certificazioni in Italia è sia al di sotto della media europea che al di sotto della percentuale di diffusione del disturbo nella popolazione scolare. Il vero problema è l’assenza di diagnosi in tempi brevi e le sempre più frequenti diagnosi tardive: i servizi sanitari pubblici hanno una lista d’attesa di circa 9-12 mesi e sempre di più arrivano in valutazione ragazzi che frequentano la scuola media o la scuola superiore, quando i fattori di rischio si possono osservare a partire dalla scuola dell’infanzia.

Ancora tanta strada si deve fare per non creare dispersione scolastica e per dare una reale opportunità a questi ragazzi di crescere adeguatamente dal punto di vista personale, psicologico ed emotivo. Un ragazzo con un disturbo specifico diagnosticato tardi si presenta sempre con importanti sintomi emotivi, che a volte lo possono portare a mettere in atto comportamenti psicopatologici.

La conoscenza di questi disturbi è, purtroppo, inversamente proporzionale al grado scolare: i docenti delle scuole secondarie e dell’Università sono molto meno preparati rispetto ai docenti della scuola primaria; sono sospettosi rispetto alle reali difficoltà dei ragazzi e ai vari strumenti compensativi che possono utilizzare, nonché poco disposti a modificare il loro modo “consolidato” di fare didattica.

Questa sembra la reale sfida della scuola e delle varie figure che ruotano attorno al mondo educativo e pedagogico: il punto non è discutere in modo sterile sui numeri e sulle percentuali, ma partire dai numeri per conoscere a fondo i ragazzi con cui lavoriamo, partire dai numeri per capire come stanno cambiando le loro necessità educative, partire dai numeri per formare un corpo docente che sia in grado di utilizzare la tecnologia per parlare la loro lingua e per creare una reale buona didattica.

 

di Irene Lorusso, esperta in diagnosi e trattamento dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento