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Ultimi giorni di scuola. Come affrontarli senza far vincere ansie e stress?


La scuola è agli sgoccioli, anche quest’anno, nonostante i buoni propositi di inizio anno, ci si trova a gestire lo stress e l’ansia degli ultimi giorni di scuola. Non c’è niente da fare, è un po’ come con le diete, nonostante le promesse di non commettere più lo stesso errore, ci si imbatte sempre nello sprint finale. A volte è anche un po’ colpa della scuola italiana che invece di valutare i ragazzi durante tutto il corso dell’anno, si basa troppo sui singoli voti e sulle prestazioni del momento perdendo troppo spesso una visione di insieme che rischia di favorirne alcuni e svantaggiarne altri.

Superata la fase sensi di colpa, “l’avessi fatto prima”, ansia di non riuscire a recuperare in tempo, voglia di lasciare indietro qualche materia che tanto si pensa di non riuscire a recuperare, gli ultimi giorni di scuola sono i più pesanti perché si ha sulle spalle la fatica di tutto l’anno di cui le principali vittime sono i genitori costretti a delle corse pazzesche contro il tempo tra uno “studia, studia” e “hai fatto i compiti e l’altro”. In questo periodo i figli, nonostante non abbiano fatto ciò che avrebbero dovuto durante l’anno, hanno bisogno maggiormente del genitore, di strategie e di calma che non c’è. L’ansia fa saltare i nervi con estrema facilità, come la frustrazione di aver investito tanto durante l’anno e di trovarsi a gestire delle fatiche tendenzialmente evitabili.

La scuola diventa ancora più centrale e la parola insufficienza si parcheggia dentro casa pronta ad aprire la porta ai tanto temuti debiti. Debito è sinonimo di vacanze rovinate per alcuni genitori, spese di ripetizioni evitabili per altri e anche delusioni e vergogna. In questa fase sembra che tutto sia concesso: da genitori che fanno compiti e tesine ai figli, a chi crea mappe concettuali o applica strategie di apprendimento e memorizzazione rapida visti su YouTube. Poi c’è chi ricorre ad integratori multivitaminici e fosforo per aiutare la memoria, a chi semplicemente studia con loro pur di fargli imparare qualcosa. Patrimoni spesi in ripetizioni anche tutti i pomeriggi, chi ricorre anche allo psicologo per far studiare il figlio e chi addirittura pensa che fargli fare certificati medici e diagnosi pensando possa servire ad aiutarli.

Il problema è che nel momento in cui si è più stanchi, si deve dare di più.

La frase che sento pronunciare più di frequente in questo periodo è “se facevi il tuo dovere durante il corso dell’anno, ora non avresti questi problemi”. E’ indubbiamente vero, ma è molto più facile a dirsi che a farsi. Quando abbiamo tanto tempo davanti il nostro sistema di allerta non ci manda segnali, rimanda, ha da gestire altre priorità “tanto c’è tempo”. Siamo abituati ad accorgerci del problema quando l’allerta diventa allarme. E’ un problema di organizzazione e che la nostra vita e scandita dalla gestione delle ansie e dei problemi quotidiani per cui non prendiamo in considerazione i problemi a lungo termine. Sembra anche che ci piaccia anche un po’ lamentarci e crearci i problemi da soli. E’ un po’ come lo sprinti finale prima della fatidica prova costume, ci accorgiamo solo quando arriva il caldo che dobbiamo iscriverci in palestra, metterci a dieta, dimagrire avvolti da un mantello di stress e tensioni. Un po’ come accade con la scuola, vorremo il miracolo dell’ultimo secondo. L’esperienza insegna, ma su tante cose siamo sempre troppo lenti ad imparare.

Parliamo tanto di prevenzione e siamo i primi a non applicarla. Prevenire non solo è meglio che curare, ma significa arrivare prima, ma di che? Che si crei il problema!

Prima di tutto per gestire lo stress e l’ansia di fine anno si deve partire cercando il più possibile di non farsi sovrastare dalla frustrazione e dai sensi di colpa. Non credo che ci voglia un genio a dirlo, ma se non si reagisce e si affrontano i problemi subito evitando possibilmente di trascorrere ore e ore spese a blaterare, il problema da solo non si risolve. Il miglior modo per risolvere un problema è affrontarlo senza perdere altro tempo perché si andrebbe solo a creare altri problemi. Una soluzione banale che farà sorridere in molti, che farà venire in mente il famoso “hai scoperto l’acqua calda” eppure nonostante questo, ricadiamo e ricadiamo negli stessi errori. forse dovremmo ragionare su questo aspetto. Abbiamo le soluzioni efficaci, non le applichiamo e cerchiamo sempre altre soluzioni, tendenzialmente più facili, meno impegnative in termini di volontà e responsabilità, prima di dare la colpa agli altri. Non sempre serve una soluzione complessa, la maggior parte delle volte dipende tutto da noi, dalla nostra forza di volontà. Dovremmo imparare a non nasconderci dietro un dito, a darci delle priorità e gestire il tempo e la sua organizzazione quotidiana.

Come fare? Ecco qualche piccolo consiglio:

L’attenzione sostenuta decresce con lo scorrere del tempo e si ha un deterioramento dopo i primi 20-30 minuti. Per cercare di mantenerla attiva bisognerebbe fare ogni tanto qualche piccola pausa, soprattutto i ragazzi di oggi che non sono più abituati a pensare, a memorizzare, a faticare, che delegano tutto ad un cellulare che, in alcuni casi, vorrebbero fosse una sorta di cervello artificiale.

Il telefono cellulare, nonostante sia un mezzo attraverso il quale si può studiare, può essere anche un elemento distrattore e può andare ad interferire sull’apprendimento. Magari quando si studia sarebbe bene silenziarlo e rimandare conversazioni stupide ed inutili alle pause. Non succede niente se non si è reperibili per una mezz’oretta, è scientificamente dimostrato che il mondo non crolla e anche senza di noi continua ad andare avanti. Alcuni ragazzi si concentrano se ascoltano la musica, direi che se non hanno dato o non danno problemi e sono abituati a studiare con la musica, io sono del parere che squadra che vince non si cambia a fine anno. L’emergenza è il momento in cui si mettono i cerotti, non c’è tempo per i cambiamenti. Soprattutto serve alleanza, non servono nemici in casa, ma amici con cui affrontare la battaglia insieme. Quando si ha poco tempo servono strategie efficaci.

Chi scrive legge due volte. Schemi, riassunti, punti chiave sui libri, sottolineare con più colori, possono facilitare la memorizzazione e quindi favorire l’apprendimento perché la troppa staticità porta ad assuefazione e perdita di interesse. Ripetere è un elemento importante per acquistare sicurezza e fissare le cose nella memoria.

Il problema è che viviamo in un’epoca troppo digitalizzata dove i ragazzi, e non solo, sono troppo poco abituati al confronto, al dialogo e a parlare.

A scuola hanno enormi difficoltà ad esprimersi e ad affrontare le interrogazioni. Purtroppo questo problema ormai si riscontra anche all’università. Si rischia di aver anche studiato ma di non essere in grado di esprimersi come si vorrebbe soprattutto davanti ai compagni di classe che in quei momenti vengono visti come un pubblico giudicante. È decisamente frustrante quando si studia tanto e non si ottengono risultati proporzionati all’investimento, nonostante la maggior parte delle volte non è solo un problema legato allo studio e alla motivazione ma anche ad un metodo sbagliato. Purtroppo la scuola italiana non si ferma ad insegnare un metodo di studio efficace, dovrebbe considerare bambini e ragazzi anche singolarmente e come individui, non solo come gruppo classe. In questo modo si perdono solo risorse importanti, purtroppo.

Se lo studio, come le diete, si subisce, sembrerà un tempo infinito e una montagna troppo alta da scalare! Reagire sempre e comunque, credendo in se stessi e in quello che si fa. La guerra si vince alla fine, anche quando sembra impossibile, fino a che il sipario non cala c’è ancora tempo per vincere.

Articolo tratto integralmente dal mio Blog AdoleScienza de L’Espresso

http://adolescienza.blogautore.espresso.repubblica.it/2018/05/18/ultimi-giorni-di-scuola-come-affrontarli-senza-far-vincere-ansie-e-stress/

 

di Maura Manca