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Scuola e immigrazione: cosa sono le “classi ghetto”?


Negli ultimi anni, il fenomeno dell’immigrazione si è particolarmente diffuso nel nostro paese, configurandosi come una delle problematiche principali da affrontare. Il Rapporto Nazionale 2013/2014 “Alunni con cittadinanza non italiana. Tra difficoltà e successi”, condotta dal Ministero della Pubblica Istruzione in collaborazione con la fondazione Ismu (http://www.istruzione.it/allegati/2015/Rapporto_alunni_cittadinanza_non_italiana_2013_14.pdf), ha fornito una chiara fotografia sugli alunni stranieri presenti nelle nostre scuole italiane. Gestire questa realtà multietnica è un aspetto complesso che coinvolge insegnanti, famiglie e istituzioni. Gli alunni di nazionalità non italiana, nati in Italia, i cosiddetti immigrati di 2^ generazione, rappresentano il 51,7% degli alunni stranieri, mentre i “neo entrati” rappresentano il 4,9%. Nell’ultimo decennio, le iscrizioni degli alunni stranieri si sono quadruplicate passando dal 2,2% del 2001, all’attuale 9%.

L’esperienza migratoria, in età evolutiva, rende il processo di costruzione dell’identità estremamente complesso e allo stesso tempo delicato. Per tale ragione le istituzioni scolastiche svolgono, o quanto meno dovrebbero svolgere, un ruolo fondamentale nell’accoglienza e nell’integrazione di questi bambini e delle loro famiglie. Accogliere significa assumere un atteggiamento di apertura nei confronti di una realtà diversa, trovando un terreno comune nel quale poter crescere insieme, attraverso uno scambio costruttivo.

Troppo spesso, accade che in alcune scuole italiane ci siano alte concentrazioni di alunni stranieri in una stessa classe, le cosiddette “classi ghetto”, superando di gran lunga la famosa soglia del 30% stabilita dalla Circolare del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca n°2 dell’ 8 gennaio 2010 (http://www.meltingpot.org/IMG/pdf/scuola8gennaio2010.pdf). Le ragioni di questa distribuzione disomogenea sono riconducibili a più fattori:

– Sono presenti sul territorio italiano alcuni quartieri e zone dove risiedono e vivono moltissimi stranieri.

– I genitori dei bambini italiani, temendo una ricaduta sugli apprendimenti e un rallentamento del programma, tendono a iscrivere i loro figli nelle scuole private.

– E’ presente un clima generalizzato di diffidenza e paura nei confronti del diverso.

– Le scuole non hanno finanziamenti e sono letteralmente paralizzate dai tagli, in uno stato di precarietà costante che non permette di investire in progetti di integrazione.

Troppo spesso succede che la presenza di bambini stranieri venga vissuta come un ostacolo, come qualcosa da cui distanziarsi e proteggersi e non come una risorsa, per una crescita e un arricchimento personale. Ovviamente la non-integrazione e la tendenza a ghettizzare, porta a conseguenze negative importanti come dispersioni, abbandoni e ritardi nei percorsi scolastici di alunni stranieri, con una scarsa conoscenza della lingua italiana e a un incremento di episodi di delinquenza.

Risulta fondamentale il ruolo degli Uffici Scolastici Regionali, i quali hanno il compito di programmare e regolare il flusso delle iscrizioni con azioni ragionate, in seguito ad un’analisi puntuale del contesto, valutando i bisogni reali di ogni classe.

In che modo prevenire il fenomeno di segregazione scolastica?

– Stimolare momenti di incontro e di scambio tra la scuola e le famiglie.

– Sensibilizzare le famiglie sui temi della diversità e sull’integrazione tra culture e popoli.

– Progettare interventi ad hoc, per incrementare le competenze linguistiche, prevedere percorsi formativi differenziati e attivare moduli intensivi.

– Favorire la comunicazione tra le diverse strutture presenti sul territorio, come ad esempio enti locali e associazioni per genitori.

Un’utopia? Direi di no, in quanto alcune realtà scolastiche, attraverso anni di lavoro in questa direzione, hanno raccolto i loro frutti, e sono oggi esempio di un’integrazione ben riuscita.

Ogni istituto scolastico, di qualsiasi ordine e grado, deve essere messo nelle condizioni di poter offrire un’educazione mirata all’interculturalità e trasmettere agli studenti le basi per una convivenza civile e serena, nel rispetto dei diritti umani di tutti. E’ indispensabile trovare un equilibrio tra l’inclusione degli alunni stranieri e un’offerta formativa di alto livello, che tenga conto dell’individualità di ciascuno.

Redazione AdoleScienza.it