allarme sociale

Quanto costano i disagi dei ragazzi? Chi si fa carico della devianza giovanile?


La politica, i politici, i media, la tv, perché non si parla in maniera sistematica e competente di tutte le problematiche dei ragazzi di oggi?

Gli esperti vengono chiamati per disquisire semplicemente su questi adolescenti tecnologici, finendo a parlare solo ed esclusivamente di narcisismo o di bullismo; perché ormai ogni forma di comportamento aggressivo viene etichettata ignorantemente come bullismo. Non hanno colpa i giornalisti che cerano in qualche modo di portare queste tematiche all’attenzione mediatica, ha colpa chi non vuole prendersi carico realmente di queste problematiche e di questi ragazzi. Siamo invasi da Osservatori di ogni tipo e di ogni genere abbandonati a loro stessi, siamo invasi da esperti che non hanno mai guardato negli occhi uno di questi ragazzi, salvandoli da una fine quasi certa.

Si, in effetti tutto questo non fa notizia, ma quanto costa allo stato il disagio giovanile?

Ci siamo mai soffermati a ragionare su quanto costi per esempio all’amministrazione comunale un writer che imbratta costantemente mura, palazzi, edifici pubblici, autobus e metro?

Quanto costa il vandalismo attraverso il quale viene demolita una città?

Quanto costano le manifestazioni pubbliche e le conseguenti devastazioni?

Quanto costa una partita a rischio allo stadio perché i ragazzi spostano tutte le loro problematiche sul pallone e la loro rabbia repressa sull’avversario, visto come un nemico da uccidere?

E l’abuso di alcol, in termini di interventi anche a lungo termine sulla salute di questi ragazzi e a breve termine sugli incidenti stradali? Per non parlare della droga, dei traffici illeciti di merce rubata e riciclata. Arresti, servizi sociali, comunità per adolescenti da gestire, ma sempre troppo poche per amministrare l’entità del reale problema.

E invece di parlare di Facebook e dell’uso che fanno dei social network, perché non si parla del fatto che la dispersione scolastica è in strettissima associazione con queste problematiche del comportamento e che questi ragazzi che manifestano un malessere interiore non hanno motivazione e voglia di studiare, in una scuola punitiva che pensa solo a rincorrere con fatica il raggiungimento del traguardo dei programmi ministeriali, dimenticandosi dei programmi della vita?

I ragazzi disagiati saranno i disoccupati di domani, saranno coloro che rischieranno di riempire le carceri italiane già sufficientemente sature. E non dimentichiamo tutto quel malessere latente di ragazzi che soffrono in silenzio nelle loro camere, che combattono ogni giorno con la depressione, che prendono farmaci, che somatizzano ogni forma di disagio e vivono in ospedale a fare controlli che potrebbero benissimo evitarsi, se ci fosse un po’ di formazione. La quasi totale assenza di educazione sessuale, che porta questi adolescenti a ricercare attraverso la rete le informazioni ovviamente non filtrate e che rischiano di contrarre per ignoranza malattie veneree, virus, come l’HIV e HPV, sempre più diffusi anche in tenera età, aborti e quant’altro. Per non parlare di coloro che si nascono nella rete, che fanno danni memorabili dietro falsi profili e falsi nomi, clonando carte di credito e frodando i sistemi informatici.

Ma alla politica italiana tutto questo non importa? Si parla di prevenzione, ma qualcuno è in grado realmente di farla in maniera sistematica e continuativa? Sapete perché? Perché è vero che c’è un enorme costo sociale che si potrebbe ammortizzare, ma c’è la vita e la salute di questi ragazzi che si potrebbero salvare se forse la smettessimo di pensare in maniera egocentrica e individualista e pensassimo maggiormente che questi adolescenti sono il futuro, sono il nostro domani e non possiamo salvare solo le categorie già avvantaggiate dalla società. Perché allora non ci possiamo lamentare se poi succedono le stragi o gli omicidi o tutto quello che accade apparentemente privo di ragione e significato manifesto.

Questi ragazzi hanno bisogno di essere capiti da qualcuno che sappia leggere tra le righe le loro comunicazioni, da qualcuno che sappia tradurre il loro linguaggio in qualcosa di concreto, senza critiche, né giudizi, ma comprensione per chi ha avuto ha un problema e lo manifesta in modo “sbagliato”, per chi tenta di ribellarsi ad un sistema che non li tutela e che da questo punto di vista deve ancora crescere.

 

di Maura Manca, Psicoterapeuta

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *