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Quando andare a scuola diventa una “sofferenza”: consigli per insegnanti e dirigenti scolastici


La dispersione scolastica rappresenta un fenomeno complesso che comprende in sé aspetti diversi e investe l’intero contesto formativo. Intervengono, ad interrompere il normale processo scolastico di uno studente, difficoltà che possono concretizzarsi in assenze, frequenze saltuarie, bocciature, debiti formativi, abbandoni ma anche in comportamenti devianti, atti di bullismo, di prevaricazione e sfiducia nell’istituzione scolastica. L’assenteismo, fenomeno di non facile definizione, può essere ricondotto ad assenze scolastiche ripetute nel tempo, di cui la famiglia può essere o meno al corrente. Per alcuni studenti, le cui assenze sono ricorrenti e prolungate, risulta difficile recuperare il lavoro scolastico perso, correndo il rischio di essere bocciati o di abbandonare precocemente la scuola.

Ciò che appare come “svogliatezza”, può rappresentare in realtà il sintomo di una problematica più profonda che potremmo definire di “sofferenza scolastica”. La scuola e le sue attività vengono vissute come inutili, non in sintonia con le conoscenze che i ragazzi vorrebbero possedere o con le competenze che possono offrire un risultato nella vita quotidiana. Il disimpegno dello studente, condizione che può favorire un successivo abbandono, si manifesta in forme diverse nel corso dell’esperienza scolastica fino a culminare nella scelta dell’abbandono (Archambault et al., 2009). L’interruzione della scuola può verificarsi in due diverse circostanze: può trattarsi di un desiderio espresso senza preavviso dall’adolescente, deciso ad interrompere gli studi, o può verificarsi all’interno di un processo di flessione del rendimento scolastico contornato da assenteismo e, talvolta, fughe dall’ambiente familiare. Vi sono forme di abbandono esplicite, costituite dall’atto manifesto di lasciare la scuola, e forme mascherate in cui, pur mantenendo la frequenza scolastica, i ragazzi si disimpegnano nel perseguimento dei risultati con un rendimento inferiore rispetto alle proprie reali capacità (Liverta Sempio et al., 1999).

Per poter prevenire tale fenomeno è necessaria anzitutto un’attenta osservazione: saper riconoscere il disagio e le situazioni a rischio di disagio.

 Cosa possono fare i dirigenti scolastici?

– Porre attenzione al fenomeno individuando risorse e strategie di gestione delle difficoltà;

– Focalizzare l’attenzione sull’assenteismo, che può anticipare l’abbandono scolastico;

– Costruire una rete con altre realtà del territorio (scuole, comuni, associazioni);

– Promuovere programmi di orientamento e, laddove necessario, la progettazione di percorsi individualizzati;

– Sollecitare e sensibilizzare gli insegnanti mediante percorsi di formazione;

Coinvolgere i genitori e le famiglie.

Cosa possono fare gli insegnanti?

– Creare un clima positivo che favorisca e stimoli l’apprendimento e l’interesse;

– Lavorare sulle competenze considerando le differenze individuali nell’apprendimento;

– Supportare gli studenti identificando non solo le criticità ma anche i punti di forza e le risorse di ciascuno;

– Affrontare l’assenteismo favorendo una progettazione comune (studente, famiglie e operatori esterni);

– Ricercare il contributo dei colleghi e dei dirigenti scolastici;

– Coinvolgere i genitori.

Redazione AdoleScienza.it

Riferimenti Bibliografici

Archambault I., Janosz M., Fallu J.S., Pagani L.S. (2009). Student engagement and its relationship with early high school dropout. Journal of Adolescence, 32: 651-670.

Calaprice S. (2012). La dispersione scolastica. Riflessioni teoriche e risultati di un’indagine. Formazione & Insegnamento, X(2): 111-129.

Liverta Sempio O., Confalonieri E., Scaratti G. (1999). L’abbandono scolastico. Aspetti culturali, cognitivi, affettivi. Milano: Raffaello Cortina Editore.