Dialogare con i figli adolescenti può rivelarsi, talvolta, molto difficile per i genitori, una sorta di missione impossibile in cui non si riescono ad ottenere informazioni su ciò che hanno fatto o che pensano, su come stanno realmente.
Ai genitori può sembrare di non riuscire a parlare con loro e “scoprire” ciò che li riguarda e da cui gli adolescenti sembrano volerli lasciare in disparte. Si può, così, avere l’impressione di condurre un monologo e non una conversazione!
I ragazzi non rispondono alle domande dei genitori!
Conoscere il proprio figlio adolescente e i suoi interessi, sapere cosa succede nella sua vita quotidiana e quali sono i suoi pensieri e desideri si può rivelare per i genitori un’ardua impresa, soprattutto quando i ragazzi cominciano a trascorrere più tempo col gruppo dei coetanei (di persona, al telefono, in chat) e preferiscono, fisiologicamente, la loro compagnia a quella di mamma e papà. Frequentemente alle domande su come sia andata a scuola, cosa abbiano fatto, cosa faranno con gli amici, i ragazzi tendono a rispondere in modo ermetico con un “bene”, “niente”, “al solito”, “niente di particolare” oppure con una scrollata di spalle o uno sguardo.
Spesso per i genitori comprendere il proprio figlio adolescente significa assicurarsi che stia bene, che vada bene a scuola, che svolga regolarmente compiti o attività sportive, che non frequenti “cattive compagnie”. Informazioni sicuramente importanti e sulle quali è compito degli adulti vigilare, ma che riducono le possibilità di dialogo con i ragazzi: se si sentono “sotto interrogatorio”, finiscono col rispondere a monosillabi.
Il mondo degli adolescenti: è importante conoscerlo per entrare maggiormente in contatto con loro
È fondamentale mostrare interesse verso ciò che per loro è più importante, senza pregiudizi o valutazioni. Quali sono le aree più rilevanti nella vita di un adolescente e come possiamo cercare di conoscere interessi, passioni o preoccupazioni parlandone insieme?
– Scuola e studio: non chiediamo solo come è andata, che voto hanno preso o se hanno eseguito tutti i compiti, ma proviamo a chiedere come stanno, come sono stati a scuola, quali difficoltà stanno incontrando, cosa li interessa maggiormente e cosa li annoia. Aiutiamoli nello studio e nei compiti, in base alle loro esigenze e necessità, ma senza mai sostituirci a loro.
– Attività extrascolastiche: non chiediamo solo come sta andando e non forziamoli nel tipo di attività da scegliere. Cerchiamo di seguire le loro passioni e inclinazioni, interessiamoci agli sport che praticano e ai loro interessi, cerchiamo di conversare partendo anche da semplici spunti (una partita in tv, il fumetto che stanno leggendo, un gioco che utilizzano spesso), chiedendo le loro opinioni.
– Musica, cinema, moda, social e interessi: cosa piace di più ai ragazzi e quali sono le emozioni che sperimentano nel tempo libero? Interessiamoci alla musica che ascoltano, ai loro idoli, a ciò che desiderano fare nel tempo libero, senza giudicarli ma tenendo conto del fatto che le passioni rappresentano il loro mondo, il loro modo di essere e di esprimersi.
– Amici e relazioni: prendiamo sul serio le relazioni col gruppo dei coetanei, le prime cotte e i primi innamoramenti, senza mai banalizzare i loro sentimenti e le loro preoccupazioni, mostrando di comprenderli e di avere fiducia in loro.
Potranno sempre esserci momenti in cui non vorranno aprirsi con i genitori o in cui potrà sembrarvi di non essere riusciti a catturare la loro attenzione: non vi arrendete e rispettate i loro tempi! Sentire il vostro interesse e la vostra fiducia sarà fondamentale.


